Ponte sullo Stretto, la società Stretto di Messina: “lo studio sulle faglie non ha alcun impatto sul progetto”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ennesimo capitolo del dibattito, tecnico prima ancora che politico, attorno alla realizzazione del ponte sullo Stretto si riapre a seguito della diffusione di una ricerca scientifica, pubblicata lo scorso novembre sulla rivista Tectonophysics, che ha riacceso i riflettori sulla complessità geologica dell’area. A finire sotto la lente, questa volta, è un’analisi della tettonica attiva della regione, uno studio condotto non da un singolo ente ma da un gruppo di ricercatori appartenenti a varie istituzioni, italiane e olandesi, e che la società Stretto di Messina ha subito voluto circoscrivere, chiarendone la portata effettiva. Il lavoro, che ha destato l’interesse della stampa e, inevitabilmente, delle forze politiche contrarie all’infrastruttura, non conterrebbe elementi di novità tali da mettere in discussione l’impianto progettuale. Anzi, dalla società concessionaria fanno sapere come il modello di funzionamento geodinamico descritto dai ricercatori finisca paradossalmente per avvalorare le scelte compiute anni fa: le faglie identificate come Capo Peloro Fault e Ionian Fault, peraltro già note in letteratura e citate nello studio, delimiterebbero a nord e a sud la sorgente del terremoto del 1908, la stessa che il progetto definitivo ha preso a riferimento, rendendo di fatto improbabile l’ipotesi che quella faglia possa estendersi oltre tali confini, con una lunghezza complessiva stimata tra i quaranta e i cinquanta chilometri perfettamente compatibile con la magnitudo di quel sisma.

L’aggiornamento degli studi e le smentite dell’istituto di geofisica

A gettare acqua sul fuoco delle polemiche, nelle scorse ore, era stata anche la massima autorità scientifica in materia, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, nella persona del suo presidente Fabio Florindo. Intervenuto per chiarire la posizione dell’ente, Florindo aveva tenuto a sottolineare come non si trattasse della scoperta improvvisa di una faglia sconosciuta, né di un elemento di pericolosità fino a oggi trascurato, ma piuttosto della conferma di un quadro di instabilità e complessità geologica noto da decenni, e che proprio per questo – aggiungono i tecnici della società – era già stato ampiamente considerato negli studi degli anni Ottanta che portarono al Progetto di Massima del 1992 e, successivamente, aggiornato nel progetto definitivo con oltre trecento elaborati geologici e quattrocento indagini puntuali, tra sondaggi e analisi sismiche. L’Ingv, che pure aveva cercato di smorzare i toni, si era trovato al centro di un vivace scambio con il deputato di Alleanza Verdi Sinistra Angelo Bonelli, il quale aveva riportato l’attenzione su alcune dichiarazioni del precedente presidente Carlo Doglioni, secondo cui i parametri di accelerazione al suolo considerati sarebbero inferiori ai potenziali reali dell’area. Una ricostruzione, quella di Bonelli, che era stata prontamente respinta sia dall’istituto sia dalla società Stretto di Messina, con quest’ultima che aveva pubblicamente smentito anche l’esistenza di una convenzione da 250mila euro con l’Ingv, definendo tale affermazione destituita di fondamento.

Le caratteristiche tecniche del progetto e le faglie attive

Entrando nel merito delle caratteristiche tecniche dell’infrastruttura, i progettisti ribadiscono come il ponte sia stato concepito per reggere a eventi sismici di intensità superiore persino a quelli registrati nei terremoti più violenti della storia recente. Il dato diffuso, e più volte ripreso nel dibattito pubblico, è quello di un’accelerazione massima prevista allo stato limite di integrità strutturale superiore a 1,5 g, un valore che, spiegano dalla società, è sensibilmente più elevato rispetto a quello registrato, per esempio, durante il sisma dell’Aquila o di Amatrice, e che supera di gran lunga la soglia di 0,58 g erroneamente attribuita al progetto. Le faglie attive e capaci presenti nell’area, e il condizionale è d’obbligo perché la letteratura geologica ne censisce diverse, sarebbero tutte note e costantemente monitorate; in particolare, per quanto riguarda il versante calabrese e la zona di Cannitello, dove secondo alcune ricostruzioni il pilone dovrebbe insistere su una faglia attiva, dalla società spiegano che i punti di contatto dell’opera con il terreno sono stati scelti proprio per evitare tale evenienza, sulla base degli studi geosismotettonici più approfonditi, e che la banca dati Ispra-Ithaca, citata da Bonelli, si limita a censire faglie mappate decenni fa senza aggiungere valutazioni di merito sulla loro effettia pericolosità per l’infrastruttura.

Le contestazioni della corte dei conti e lo stallo amministrativo

La querelle scientifica, per quanto aspra, si inserisce peraltro in un quadro più ampio di incertezza amministrativa che riguarda l’intera opera. L’iter del progetto definitivo, va ricordato, è al momento bloccato a seguito del diniego opposto dalla Corte dei Conti alla registrazione della delibera del Cipess dello scorso agosto. I giudici contabili, nelle trenta pagine di motivazioni depositate nelle settimane scorse, hanno sollevato perplessità che vanno ben oltre gli aspetti geologici, toccando invece profili di natura ambientale – con particolare riferimento al rispetto della direttiva europea Habitat e alla tutela delle aree della rete Natura 2000, come le riserve di Capo Peloro e la costa Viola – e questioni legate alle procedure di appalto e alla lievitazione dei costi. Un quadro di criticità che, complice anche la pausa forzata imposta dalla magistratura contabile, lascia il futuro del collegamento sospeso tra i proclami politici, con il ministro Salvini che nei giorni scorsi, a Reggio Calabria, ha ribadito la speranza di vedere la posa della prima pietra entro la fine della legislatura, e le continue sollecitazioni di chi, come Bonelli, continua a definire l’opera dannosa e inutile, chiedendo e annunciando esposti all’autorità giudiziaria sulla presunta omissione di atti d’ufficio da parte degli enti di ricerca coinvolti.

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