Borgo Mezzanone, il ghetto dei 54 milioni perduti e il mistero della morte di Sadam

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il corpo senza vita di Sadam Houssain, bracciante pakistano di 32 anni, è stato ritrovato nel bagagliaio della sua auto dopo diciotto giorni di ricerche. Il ritrovamento, avvenuto nel pomeriggio di sabato 22 agosto a pochi chilometri dal ghetto di Borgo Mezzanone, ha riportato l'attenzione su uno dei più grandi insediamenti informali d'Europa, dove in questa stagione vivono circa cinquemila migranti impiegati nelle campagne del Foggiano.

La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio, ma saranno l'autopsia e le indagini in corso a chiarire se si tratti di un regolamento di conti legato al caporalato o di un'altra tragedia consumata nel silenzio della piana agricola.

Diciotto giorni di attesa per un corpo nel bagagliaio

Sadam Houssain era scomparso il 4 agosto e per giorni non si erano avute notizie di lui, fino al macabro ritrovamento della sua autovettura. Il corpo, in avanzato stato di decomposizione a causa del sole rovente, è stato riconosciuto dal fratello Nazim grazie ad alcuni dettagli personali, come l'anello che portava al dito.

Il giovane, che viveva a Manfredonia in località Ippocampo ma frequentava assiduamente Borgo Mezzanone per cercare manodopera, aveva un permesso di soggiorno per protezione speciale ed era arrivato in Italia quattro anni fa, inseguendo il sogno di una vita migliore per sé e per la sua famiglia rimasta in Pakistan.

Il sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, ha raccontato come il ragazzo fosse gravato da un pesante debito contratto per finanziare il viaggio, un debito che lo aveva spinto ad accettare condizioni di vita durissime pur di risanarlo.

Le piste investigative: omicidio e caporalato

La dinamica della morte è ancora avvolta nel mistero e la magistratura sta vagliando diverse ipotesi. Quella che al momento sembra prendere più corpo è il possibile legame con il sistema del caporalato, che nel Foggiano controlla il reclutamento della manodopera stagionale. Secondo alcune testimonianze raccolte, Sadam Houssain non era solo un bracciante, ma svolgeva anche il ruolo di autista, trasportando i lavoratori da Borgo Mezzanone alle campagne di Cerignola.

Questo ruolo di intermediario, ai margini di un mercato del lavoro dominato da organizzazioni criminali, lo avrebbe esposto a potenziali conflitti e rivalità. Gli investigatori non escludono che il suo omicidio possa essere maturato nell'ambito di una faida tra gruppi che si contendono il controllo della filiera agricola. In attesa dell'autopsia, che dovrà stabilire con certezza le cause del decesso, la Procura di Foggia continua a indagare per omicidio volontario contro ignoti.

Borgo Mezzanone e il fallimento dei fondi Pnrr

La tragedia di Sadam Houssain ha riaperto il dibattito sulle condizioni disumane di Borgo Mezzanone, una baraccopoli dove la marginalità e l'illegalità rappresentano il tratto distintivo della vita quotidiana. A rendere la situazione ancora più amara è la consapevolezza che il superamento di questi insediamenti era stato finanziato con ingenti risorse pubbliche, che però non sono mai state utilizzate.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) aveva stanziato 200 milioni di euro per il superamento degli insediamenti abusivi dei lavoratori agricoli in Italia, di cui ben 54 milioni destinati proprio alla provincia di Foggia e al ghetto di Borgo Mezzanone. Quei fondi, però, sono andati persi. La Flai Cgil ha denunciato con forza l'accaduto, sottolineando come si sia speso solo una minima parte delle risorse, rinunciando di fatto a trasformare luoghi come Borgo Mezzanone in contesti civili e legali.

Un fallimento che, secondo il sindacato, si paga oggi con una vita umana.

La protesta dei sindacati e il piano quinquennale

La segretaria regionale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, ha parlato di una "rivoluzione nelle politiche di gestione dei flussi" come unica via per uscire da questa emergenza, mentre il segretario provinciale della Flai Cgil Foggia, Giovanni Tarantella, ha chiesto chiarimenti sulla destinazione di quei 54 milioni, se siano stati dirottati altrove o rimodulati.

Il sindacato contesta anche l'esclusione dal tavolo istituzionale convocato al Ministero del Lavoro per discutere il futuro del ghetto, un tavolo che ha ipotizzato un percorso quinquennale per arrivare allo smantellamento. Un orizzonte temporale giudicato troppo vago e generico senza risorse certe e senza il coinvolgimento di chi da anni vive e combatte per la dignità dei lavoratori a Borgo Mezzanone.

Le organizzazioni sindacali hanno chiesto un confronto immediato, scadenze precise e, soprattutto, che la morte di Sadam Houssain non resti l'ennesimo episodio archiviato nell'indifferenza generale.

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