La valle dell'Eden, Florence Pugh e il mostro di Steinbeck: la miniserie Netflix riscrive Cathy Ames

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C'è un momento, all'inizio della nuova miniserie Netflix La valle dell'Eden, in cui una donna coperta di sangue striscia nel fango del Connecticut verso l'unica casa illuminata a giorno. Dalla porta escono due fratelli: Adam Trask, che si precipita a soccorrerla, e Charles, che resta immobile e gelido. Quella donna si chiama Cathy Ames e ha il volto di Florence Pugh. È da quel volto, e da quella scena, che prende le mosse l'operazione firmata da Zoe Kazan, nipote di Elia Kazan, il regista del celebre adattamento cinematografico del 1955 con James Dean.

Una sfida lunga sette episodi

La serie, disponibile sulla piattaforma dall'1 ottobre, prova a fare ciò che il film del nonno non aveva nemmeno tentato: abbracciare l'intero arco del romanzo pubblicato da John Steinbeck nel 1952, un'epopea familiare che attraversa la Guerra Civile e la Prima guerra mondiale, dalla campagna del Connecticut alla Salinas Valley californiana. Sette episodi per raccontare due generazioni di fratelli Trask, la loro rivalità feroce, l'ombra di un padre cinico e manipolatore, e soprattutto la figura che di quella saga è da sempre il cuore nero e misterioso: Cathy.

La sfida non è soltanto narrativa, ma anche ereditaria: il fantasma di James Dean aleggia su qualunque tentativo di riportare sullo schermo questa storia.

Il mostro che Steinbeck non voleva spiegare

Nel romanzo, Cathy Ames è una creatura che il narratore stesso definisce "un mostro psichico", una donna nata con un'anima malformata, priva di coscienza e di empatia. Steinbeck la presenta come un essere inspiegabilmente malvagio, una femme fatale che uccide i genitori, simula la propria morte, spara al marito e abbandona i figli per diventare la tenutaria di un bordello in California.

Il narratore, che somiglia molto all'autore, non lesina aggettivi sprezzanti e arriva a paragonarla a una strega che, in altri tempi, sarebbe stata bruciata viva per il bene della comunità.

La critica letteraria ha discusso a lungo di questa caratterizzazione: c'è chi ha notato che lo stesso Steinbeck, nelle lettere al suo editore, mostrava per Cathy una tenerezza che il narratore del romanzo non concede mai, e che le informazioni sulla sua infanzia vengono rivelate solo all'ultimo momento, quasi a voler impedire al lettore di comprenderla davvero.

La scelta di Kazan e l'interpretazione di Pugh

Zoe Kazan ha deciso di raccontare quella storia da un altro punto di vista. La sua Cathy non è più soltanto il mostro che il narratore descrive, ma una donna di cui si vedono le ferite, le violenze subite, le circostanze che l'hanno resa ciò che è. La serie mostra, senza alludere, l'abuso che Cathy bambina ha subito, e quel momento diventa la chiave per leggere tutto il resto.

Florence Pugh, che della scrittura di Kazan ha parlato come di una rivelazione, ha spiegato di aver accettato la sfida perché il suo personaggio "può essere entrambe le cose: qualcuno che ci inorridisce e qualcuno per cui proviamo empatia". Il risultato, secondo diverse recensioni, è un'interpretazione che tiene insieme la ferocia e la vulnerabilità, capace di rendere Cathy una presenza ipnotica anche quando il copione vorrebbe umanizzarla di più.

Un'adattamento che divide la critica

Le prime recensioni hanno accolto la miniserie con un 88% di giudizi positivi su Rotten Tomatoes, ma il consenso non è unanime. C'è chi parla di un adattamento riuscito e opulento, che restituisce respiro e centralità alla figura più enigmatica del libro, e chi invece lamenta un'eccessiva riverenza verso il testo, con una messa in scena che a tratti risulta piatta rispetto alla potenza del romanzo.

Il tentativo di spiegare Cathy, di darle un'origine e una causa, è forse l'aspetto più discusso: se da un lato rende il personaggio più complesso, dall'altro rischia di sciogliere quell'orrore atavico e quasi mitologico che Steinbeck aveva costruito con la sua prosa.

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