Leone XIV all'Angelus: «Preghiera e appello per la crisi di Ceuta»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Papa Leone XIV ha scelto la lingua spagnola per esprimere, al termine della preghiera dell'Angelus di domenica 2 agosto, la sua viva preoccupazione per quanto sta accadendo a Ceuta, l'enclave spagnola in Marocco, teatro di una gravissima crisi migratoria che ha visto decine di migliaia di persone tentare di raggiungere il suolo europeo nei giorni scorsi.
Il Pontefice, affacciato alla finestra del Palazzo Apostolico e tornato da poco a Roma dopo il periodo di riposo a Castel Gandolfo, ha rivolto un accorato appello alla comunità internazionale, chiedendo soluzioni di pace, stabilità e giustizia per quella che è ormai una delle emergenze umanitarie più acute degli ultimi anni alle porte dell'Europa.
«Sigo con preocupación la alarmante situación en Ceuta»
Il Santo Padre ha pronunciato in spagnolo le parole che riassumono il suo pensiero: «Sigo con preocupación la alarmante situación en Ceuta, pidiendo a Dios, por medio de la intercesión de Nuestra Señora de África, que se puedan encontrar soluciones de paz, de estabilidad y de justicia».
Con queste parole Leone XIV ha voluto idealmente porsi in ascolto di quella popolazione e di quei migranti, chiedendo l'intercessione della Madonna d'Africa, patrona della città autonoma spagnola, perché si possa trovare una via d'uscita da una situazione che ha già provocato un numero impressionante di vittime. I numeri, sebbene non ancora ufficialmente consolidati, parlano di un flusso di oltre 50.000 persone che venerdì 30 e sabato 31 luglio hanno preso d'assalto le barriere di confine, tentando di entrare in Spagna via mare; fonti delle forze di sicurezza citate dall'agenzia Efe parlano di circa 73.500 rientri in Marocco e di 71 vittime, mentre il Ministero dell'Interno spagnolo stima oltre 48.300 rientri e non esclude che il numero dei decessi possa essere salito fino a 84, rendendo questo episodio uno dei più tragici nella storia migratoria del Paese.
Il grido per la pace e il ricordo dei più deboli
Al di là del dramma specifico di Ceuta, il pontefice ha esteso il suo pensiero a tutte le vittime dei conflitti che insanguinano il mondo, rinnovando l'invito a non dimenticare mai coloro che soffrono a causa della guerra: «Continuiamo a pregare per la pace, perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti. Ricordiamo tutte le vittime delle ostilità, soprattutto i più deboli e indifesi: bambini, anziani, malati».
Queste parole, pronunciate dopo la meditazione sul Vangelo della moltiplicazione dei pani, si sono intrecciate idealmente con la riflessione del Papa sull'ingordigia e sullo spreco, un «male dell'animo» che rende ciechi di fronte alle mani tese di chi non ha mensa. Prima dell'appello, Leone XIV aveva infatti commentato il passo evangelico di Matteo, sottolineando come Cristo sazi la fame dell'umanità e come l'accumulo e lo scarto rappresentino i due lati della stessa medaglia, quella dell'ingordigia che fa perdere i sensi e dimenticare i poveri.
Ceuta, una crisi che smaschera le contraddizioni europee
La crisi di Ceuta ha messo in luce tutte le contraddizioni e le fragilità del sistema di gestione delle frontiere europee, con un'enclave spagnola sul continente africano che si è trovata improvvisamente sommersa da una marea umana in fuga dalla povertà e dall'instabilità. Le autorità locali, come raccontato dalla diocesi di Cadice e Ceuta, hanno dovuto fare i conti con strutture di accoglienza al collasso e con migliaia di persone costrette a dormire all'aperto in attesa di un destino incerto.
In questo contesto, il richiamo del Papa a non abituarsi al fatto che il Mediterraneo e l'Atlantico diventino «cimiteri senza lapidi» suona come un monito preciso, che richiama quanto già detto dal pontefice durante il viaggio alle Canarie lo scorso giugno, quando si era inchinato davanti ai migranti, sottolineando che il successore di Pietro non può disinteressarsi di questi approdi.
La risposta della Chiesa locale non si è fatta attendere: la diocesi ha espresso profonda preoccupazione per la vulnerabilità delle persone coinvolte e ha offerto la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni civili, devolvendo le offerte delle parrocchie di Ceuta alla delegazione diocesana per la migrazione.
Il Perdono di Assisi tra le parole del Papa
La giornata di preghiera si è conclusa con un altro tema caro a Leone XIV, ovvero il ricordo del "Perdono di Assisi", l'indulgenza plenaria che San Francesco ottenne da Papa Onorio III nel 1216, ispirato da una visione alla Porziuncola. Il Pontefice ha colto l'occasione dell'ottavo centenario della morte del Poverello, avvenuta proprio il 3 ottobre 1226, per invitare i fedeli a fare tesoro di questo grande dono spirituale, in preparazione al suo prossimo viaggio ad Assisi, previsto per giovedì 6 agosto, dove incontrerà i giovani del «Go! Franciscan Youth Meeting 2026».
Un messaggio di speranza che, intrecciandosi con le drammatiche notizie provenienti da Ceuta, sembra indicare la strada della condivisione e della pace come l'unica possibile per uscire dalle logiche di scontro e indifferenza.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
