Midterm Usa, cosa cambia se Trump esce azzoppato dal voto: l'agenda democratica e i rischi per la Casa Bianca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il 3 novembre gli elettori americani si recheranno alle urne per rinnovare tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 dei 100 seggi del Senato. La Casa Bianca non è formalmente in discussione, eppure l'esito di questa tornata elettorale di midterm è destinato a condizionare profondamente gli ultimi due anni della presidenza di Donald Trump.

I sondaggi, da settimane, indicano una tendenza piuttosto netta: i democratici sono favoriti per conquistare la maggioranza alla Camera, mentre la partita per il Senato resta molto più incerta e aperta a qualsiasi esito.

Il quadro politico e i numeri della vigilia

Alla Camera, i repubblicani detengono attualmente una maggioranza risicata, con 218 seggi contro i 214 dei democratici, mentre al Senato il vantaggio è più solido, 53 a 47. Le proiezioni dell'aggregatore Decision Desk HQ attribuiscono ai democratici una probabilità del 77 per cento di conquistare la Camera, con una stima di 235 seggi contro 200, e una probabilità del 56 per cento di ribaltare anche il Senato, con una maggioranza di 51 a 49.

Si tratta di numeri che, se confermati dalle urne, consegnerebbero al partito di opposizione il controllo di entrambi i rami del Congresso per la prima volta da quando Trump è tornato alla Casa Bianca.

L'agenda dei democratici per i primi cento giorni

Il leader dei democratici alla Camera, Hakeem Jeffries, ha già annunciato un programma ambizioso per i primi cento giorni del nuovo Congresso, incentrato su due direttrici principali: rendere più accessibile il costo della vita e avviare un'ampia attività di controllo sull'amministrazione. «La lotta per un'America a prezzi accessibili è ciò che unisce i democratici in tutto il Paese», ha dichiarato Jeffries, spiegando che il costo della vita è troppo alto e che troppi americani, pur lavorando duramente e rispettando le regole, non riescono a vivere dignitosamente.

Il piano prevede, tra le prime misure, il ripristino dei crediti d'imposta per l'assicurazione sanitaria previsti dall'Affordable Care Act, l'annullamento dei tagli repubblicani a Medicaid, l'organizzazione di voti contrari alla guerra con l'Iran e l'abrogazione del regime tariffario imposto da Trump. L'obiettivo dichiarato è quello di varare l'agenda già nelle prime cento ore successive all'insediamento del nuovo Congresso, previsto per gennaio.

Il controllo del Congresso e il potere di inchiesta

Se i democratici conquistassero la Camera, otterrebbero immediatamente il potere di emettere citazioni, controllare le commissioni e avviare indagini sull'amministrazione. I democratici delle commissioni Oversight e Judiciary stanno già preparando un programma di verifiche che riguarda Trump, la sua famiglia e il suo governo, nell'ambito di una più ampia agenda anticorruzione. Jeffries ha precisato che l'impeachment non è né incluso né escluso dalle possibilità, lasciando aperta ogni opzione a seconda di ciò che emergerà dalle indagini.

Al Senato, una maggioranza democratica avrebbe il potere di bloccare le nomine presidenziali per le cariche di gabinetto e per i giudici federali, comprese eventuali nomine alla Corte Suprema in caso di vacanze. Il leader della minoranza repubblicana al Senato, John Thune, ha messo in guardia contro quello che ha definito un «elenco di orrori», sostenendo che i democratici aumenterebbero le tasse e cercherebbero di espandere la Corte Suprema.

L'anatra zoppa e i limiti del potere presidenziale

Se entrambi i rami del Congresso cadessero nelle mani dei democratici, Trump diventerebbe quello che a Washington viene definito un'anatra zoppa: negli ultimi due anni del suo mandato avrebbe serie difficoltà a legiferare e dovrebbe difendersi dalle inchieste parlamentari. Il presidente manterrebbe comunque il potere di veto, che potrebbe congelare molte delle iniziative legislative democratiche, ma la sua agenda interna subirebbe un rallentamento significativo.

Va però considerato un fattore spesso trascurato: il Congresso ha progressivamente delegato all'esecutivo ampie competenze in materia di commercio e politica estera, aree in cui un presidente conserva margini di manovra considerevoli anche in condizioni di debolezza interna. Trump ha già dimostrato di saper utilizzare queste prerogative, dalla politica dei dazi alle azioni militari, spesso senza bisogno di una previa maggioranza parlamentare.

Il quadro che emerge dai sondaggi per il Senato resta comunque fluido: diversi seggi tradizionalmente repubblicani, tra cui Iowa, Ohio, Texas e Alaska, sono contesi e le rilevazioni indicano margini molto stretti. La campagna entra nelle sue fasi finali con il presidente impegnato in una serie di comizi negli Stati in bilico, nel tentativo di mobilitare l'elettorato repubblicano e scongiurare quella che, secondo molti osservatori, rischia di trasformarsi in una sconfitta storica per il partito.

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