Il Caso Almasri e le Domande Irrisolte a Nordio: Ombre Sull’Omissione Del Mandato Di Arresto
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Redazione Interno
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La mozione di sfiducia contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio, respinta dalla maggioranza con 215 voti contrari, non ha chiuso il dibattito sulle accuse di omissione di atti d’ufficio legate al mancato esecuzione del mandato d’arresto della Corte penale internazionale (Cpi) nei confronti del generale libico Najeem Osema Almasri. L’uomo, accusato di crimini di guerra e contro l’umanità, avrebbe dovuto essere estradato, ma l’inerzia delle autorità italiane – su cui indaga la Procura di Roma – solleva interrogativi ancora senza risposta.
Elly Schlein, segretaria del Pd, ha definito la vicenda “una delle pagine più vergognose” del Parlamento, sottolineando come i fatti siano “incontrovertibili” nonostante i tentativi del governo di “sviare” l’attenzione. La domanda centrale, rimbalzata più volte in Aula, è chi abbia deciso di non attivare la procedura per consegnare Almasri alla Cpi. Nordio, da parte sua, ha ribadito che il ministro “non è un passacarte”, bensì un “organo istruttorio” con il compito di coordinare le richieste internazionali, anche in collaborazione con altri dicasteri. Peccato che questa spiegazione, per quanto tecnicamente articolata, non chiarisca perché l’Italia abbia ignorato il mandato.
L’ipotesi di favoreggiamento, avanzata dall’avvocato Luigi Li Gotti, si intreccia con il profilo penale: se l’omissione fosse confermata, si tradurrebbe in un vulnus alla cooperazione giudiziaria internazionale. Intanto, le opposizioni – divise tra chi ha sostenuto la sfiducia e chi, come i boniniani, ha optato per astensioni calcolate – continuano a chiedere trasparenza. Il Paese, ha insistito Schlein, “deve sapere la verità”.




