L’Italia blocca l’arresto di Putin, lo strappo di Nordio sul mandato di cattura

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Vladimir Putin non presenzierà ai funerali di Papa Francesco, ma la ragione non risiede soltanto nel mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale nel marzo 2023, bensì nella scelta del ministro della Giustizia Carlo Nordio di non renderlo esecutivo in Italia. Se anche il presidente russo avesse deciso di recarsi a Roma, non avrebbe corso alcun rischio di essere fermato: il governo italiano, infatti, non ha mai attivato le procedure necessarie per tradurre in atto la richiesta della Cpi.

A differenza di altri Paesi che hanno recepito il provvedimento, l’Italia – nonostante sia firmataria dello Statuto di Roma – ha mantenuto una posizione ambigua. Nordio, stando alle ricostruzioni, non ha mai trasmesso il mandato alla Procura generale di Roma, passaggio indispensabile affinché la Corte d’appello potesse valutare l’esecutività. Una mossa che, di fatto, ha reso il documento privo di effetti sul territorio nazionale.

Le accuse rivolte a Putin dalla Corte penale internazionale riguardano crimini di guerra, in particolare la deportazione illegale di bambini ucraini in Russia, un’operazione sistematica denunciata già da diverse organizzazioni umanitarie. Sebbene il mandato sia stato emesso oltre un anno fa, il Cremlino ha sempre respinto ogni addebito, definendo la decisione della Cpi "nulla" e priva di fondamento giuridico.

La scelta di Nordio solleva interrogativi sulla coerenza dell’Italia rispetto agli impegni internazionali, soprattutto in un contesto in cui altri leader, come il premier israeliano Benjamin Netanyahu – pure oggetto di indagini della Cpi – potrebbero trovarsi in situazioni analoghe. Tuttavia, al di là delle implicazioni politiche, resta il dato giuridico: in assenza di un’ordinanza di esecuzione, le forze dell’ordine italiane non avrebbero alcun titolo per procedere all’arresto.

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