La Camera blocca il processo per Nordio, Piantedosi e Mantovano nel caso Almasri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'aula di Montecitorio, chiamata a pronunciarsi su una delle questioni più delicate dell'attuale legislatura, ha archiviato le richieste di autorizzazione a procedere nei confronti di tre membri dell'esecutivo, ponendo fine a un iter parlamentare che aveva tenuto banco per settimane. I voti favorevoli al diniego, che hanno superato abbondantemente la metà dei componenti, hanno riguardato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il titolare del Viminale Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, tutti coinvolti – seppur con responsabilità e dinamiche differenti – nella complessa vicenda del cittadino libico. La seduta, che si è svolta in un clima di forte attesa, ha visto una partecipazione significativa, con 363 deputati presenti al momento del voto cruciale.

I numeri del voto e l'ampio respiro del diniego

Il responso delle urne, che sancisce l'impossibilità per la magistratura di avviare un procedimento penale senza il previsto assenso parlamentare, ha rivelato un consenso trasversale. Per il guardasigilli Nordio, la proposta di negare l'autorizzazione a procedere è stata approvata con 251 voti favorevoli, contro i 117 contrari. Una forbice ancor più ampia ha caratterizzato il voto sul ministro dell'Interno Piantedosi, il quale ha visto 256 deputati schierarsi a suo sostegno e soltanto 106 esprimersi in senso opposto. Analogo esito, infine, per il sottosegretario Mantovano, la cui posizione è stata coperta da 252 sì e 112 no, confermando una tendenza che ha superato i confini della sola maggioranza.

Le dichiarazioni a caldo e la soddisfazione di Nordio

Subito dopo l'annuncio dei risultati, il ministro Nordio ha espresso tutta la sua soddisfazione per un esito che, a suo dire, ha "numericamente superato le aspettative" della coalizione di governo. "Sono soddisfatto – ha commentato – perché il risultato è andato anche oltre, numericamente, a quella che era l'aspettativa della maggioranza parlamentare". Queste parole, rilasciate ai giornalisti a caldo, sottolineano non solo il sollievo personale per la chiusura della questione, ma anche la percezione di un ampio scudo politico, costruito attorno alla figura dei tre indagati, che ha resistito all'opposizione.

Il caso giudiziario alle spalle della richiesta

La richiesta di autorizzazione a procedere affondava le sue radici nelle intricate vicende legate al rimpatrio del cittadino libico, arrestato sul territorio nazionale su mandato della Corte penale internazionale. Le accuse, che non hanno mai superato la fase istruttoria parlamentare, vertevano sulle modalità con cui fu gestito il suo successivo trasferimento in Libia, un episodio che aveva sollevato interrogativi di natura giuridica e umanitaria. Con il voto odierno, ogni ipotesi di procedimento giudiziario diretto contro i tre esponenti del governo si considera definitivamente caduta, senza che le accuse siano state esaminate nel merito da un tribunale.

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