Caso Almasri, il tribunale dei ministri archivia l'indagine su Nordio, Piantedosi e Mantovano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il tribunale dei ministri di Roma ha disposto l’archiviazione dell’inchiesta che vedeva coinvolti il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, una vicenda giudiziaria legata alla scarcerazione del generale libico Almasri che per mesi ha tenuto banco nelle cronache politiche. L’atto, che pone formalmente fine al procedimento nei confronti dei tre esponenti dell’esecutivo, si inserisce in un solco tracciato dal Parlamento, il quale, esercitando una prerogativa costituzionale, aveva già definito i termini della questione. La decisione dei giudici, del resto, non poteva prescindere da quel precedente voto dell’aula, che aveva creato una condizione giuridica insormontabile per la prosecuzione delle indagini.

Il presupposto costituzionale: il voto della Camera

Nel provvedimento di archiviazione, i giudici hanno richiamato le motivazioni fondanti della loro decisione, rimarcando come la Camera dei deputati, nella sua seduta del 9 ottobre, avesse “deliberato di negare la richiesta di autorizzazione ai sensi dell’articolo 96 della Costituzione”. Questo articolo, che rappresenta un baluardo a tutela dell’operato governativo, stabilisce infatti che per perseguire i ministri per atti legati alle loro funzioni sia necessaria un’autorizzazione parlamentare. Quando tale autorizzazione viene negata, come è accaduto in questo frangente, l’assemblea della Camera competente ne dà comunicazione al collegio giudicante, il quale non ha altra alternativa se non disporre l’archiviazione degli atti, per la palese “mancanza della condizione di procedibilità”.

Le conseguenze giuridiche del diniego

La negazione dell’autorizzazione a procedere da parte dell’assemblea legislativa ha dunque un effetto immediato e vincolante sull’apparato giudiziario, il quale si vede preclusa qualsiasi ulteriore azione nei confronti dei soggetti protetti dall’immunità. Il tribunale dei ministri, in sostanza, ha applicato alla lettera il dettato costituzionale, chiudendo un fascicolo che, senza il via libera della Camera, non poteva avere seguito alcuno. Una procedura, questa, che sancisce la separazione dei poteri e che, in casi come il presente, trasferisce la responsabilità decisionale dalla sfera giudiziaria a quella politica, dove si è consumato il dibattito e dove è maturata l’opposizione a concedere il benestare per le accuse.

Il contesto dell'inchiesta e il suo epilogo

L’inchiesta, che aveva per oggetto le circostanze e le decisioni che portarono alla scarcerazione del generale libico, si scontra così con un muro invalicabile. Mentre le indagini di cronaca nera che hanno originato il caso procedono lungo il loro iter, concentrandosi su altri aspetti e su diversi livelli di responsabilità, il capitolo che riguardava i tre membri del governo Meloni si considera giuridicamente chiuso. L’archiviazione, seppure attesa dopo il voto parlamentare, rappresenta l’epilogo formale di un percorso investigativo che non ha potuto accertare, in sede giudiziaria, le eventuali responsabilità dei tre esponenti, i quali beneficiano della protezione accordata loro dalla Carta fondamentale.

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