Putin e Netanyahu, in Italia i mandati di cattura internazionali restano senza effetto
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Redazione Esteri
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La possibilità che Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, venisse arrestato in Italia durante i recenti funerali del Papa – circostanza che ne avrebbe motivato l’assenza – si è rivelata infondata. Non per mancanza di accuse, quanto per un vuoto procedurale che di fatto neutralizza l’efficacia del mandato emesso dalla Corte penale internazionale (Cpi) nel marzo 2023. Lo stesso scenario riguarda il premier israeliano Benjamin Netanyahu, anch’egli oggetto di un analogo provvedimento per crimini di guerra legati all’invasione della Palestina.
A bloccare l’esecutività degli ordini è stato il ministero della Giustizia italiano, guidato da Carlo Nordio, che non ha mai trasmesso gli atti alla Procura generale di Roma. Senza questo passaggio formale, previsto dal diritto interno, nessuna autorità potrebbe legalmente procedere all’arresto dei due leader, anche se fermati sul territorio nazionale. Un dettaglio non marginale, che solleva interrogativi sull’effettiva volontà politica di aderire alle richieste della Cpi, organismo cui l’Italia ha aderito fin dal 1999.
Il mandato contro Putin, in particolare, fa riferimento alla deportazione illegale di minori ucraini, crimine contestato nel contesto dell’invasione russa iniziata nel febbraio 2022. Quello su Netanyahu, più recente, è legato alle operazioni militari a Gaza. Entrambi i casi, tuttavia, sembrano destinati a rimanere sospesi in un limbo giuridico, almeno finché Roma non completerà l’iter di recepimento.




