Bisignani chiama a raccolta la politica laziale contro Lotito: "Il vostro silenzio è assenza di coraggio"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La questione Lazio diventa un caso politico, e a spingerla su quel terreno è Luigi Bisignani. In una lunga lettera pubblicata sul quotidiano Il Tempo, l'ex giornalista — figura da sempre a metà tra il giornalismo e le stanze del potere — invita la classe politica di fede biancoceleste a prendere posizione sul futuro del club, nel pieno della contestazione a Claudio Lotito, patron, presidente e senatore di Forza Italia.

L'uomo dei Palazzi trasforma la contestazione dei tifosi in un affare di potere: una lettera che inchioda i politici laziali al loro silenzio e li convoca a un evento pubblico, con un paragone velenoso verso i cugini romanisti, che a Roma quando c'è di mezzo la loro squadra ci mettono sempre la faccia.

L'appello agli Stati Generali della Lazialità

Il punto di partenza della riflessione di Bisignani è il corteo di protesta andato in scena giovedì 2 luglio, una manifestazione di grandissima portata che ha visto sfilare per le strade di Roma oltre ventimila tifosi biancocelesti. L'approdo è l'appuntamento di sabato 11 luglio alle ore 17.00 al Teatro Manzoni, dove si terrà la riunione degli Stati Generali della Lazialità, un'iniziativa nata con l'obiettivo di aprire un confronto sul futuro della Lazio e sul rapporto sempre più difficile tra la società e il suo popolo.

All'evento, organizzato da Federico Marconi e Alberto Ciapparoni, parteciperanno rappresentanti delle istituzioni, del giornalismo, dello spettacolo, della cultura e dell'imprenditoria, tutti accomunati dalla fede biancoceleste.

Il silenzio che fa rumore

Bisignani, nella sua lettera, ringrazia chi il 2 luglio ha scelto di metterci la faccia: in primis il governatore del Lazio Francesco Rocca, poi dirigenti delle istituzioni, banchieri e artisti come Tommaso Paradiso e Briga. Ma il bersaglio della sua invettiva sono i tanti laziali di Palazzo rimasti alla finestra: «Dal mondo dei tifosi vip biancocelesti, dei parlamentari, degli assessori e dei grandi imprenditori laziali continua ad arrivare un silenzio che comincia a fare rumore», scrive l'ex giornalista.

È la stessa pressione che accompagna Lotito da mesi, dalla lettera "Lotito vendi" firmata da 36.000 tifosi alle repliche dello stesso presidente, che chiede dialogo mentre i tifosi sognano che venda. A chi invece si nasconde, Bisignani lancia l'invito e la stoccata: «Noi li aspettiamo agli Stati Generali della Lazio, in presenza oppure in collegamento video. Non per una passerella, ma per ascoltare».

Le voci fuori dal coro e le assenze pesanti

Bisignani, nella sua analisi, traccia un elogio per chi ha rotto il silenzio. Elogia il ministro dello Sport Andrea Abodi, che sulla protesta ha detto «Comprendo i sentimenti, soprattutto quando sono profondi, sinceri e corretti», e cita l'ex ministro Cesare Previti, 92 anni e un'intera famiglia di laziali, che tiene a far sapere di essere vicino ai tifosi, e Alessandro Di Battista, che ha voluto ribadire la sua lazialità affermando: «Solo i laziali possono capire cosa si sta vivendo».

Ma, avverte Bisignani, «ci sono momenti in cui essere assenti non è semplice mancanza: è assenza di coraggio». Perché, conclude il suo ragionamento, il confine tra assenza e complicità, in momenti come questi, diventa terribilmente sottile, e i cugini romanisti, da questo punto di vista, non hanno mai avuto simili problemi di coscienza.

Il caso Gila e il tesoretto di Lotito

Mentre il mondo politico è chiamato a prendere posizione, sul fronte del mercato la Lazio si trova a gestire una vicenda delicata come la cessione di Mario Gila. Il difensore spagnolo è finito nel mirino del Milan, che ha già trovato un accordo con il giocatore sulla base di un contratto quinquennale da 5 milioni di euro netti a stagione. La prima offerta ufficiale dei rossoneri, pari a 25 milioni di euro più bonus, è stata però respinta da Lotito, che per il cartellino del centrale chiede non meno di 30 milioni.

Una richiesta che tiene conto della clausola che garantisce al Real Madrid il 50% dell'incasso sulla futura rivendita del giocatore, riducendo di fatto il guadagno netto per le casse di Formello.

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