Lazio, il presunto complotto contro Lotito: perquisiti Masi, Maiolini e Bisignani per aggiotaggio
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Redazione Salute
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Un presunto disegno per costringere Claudio Lotito a cedere la Lazio, accompagnato dalla diffusione di notizie false idonee ad alterare il valore delle azioni della società biancoceleste. È l’ipotesi al centro dell’inchiesta della Procura di Roma, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha portato a una serie di perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi, dell’amministratore delegato Francesco Maiolini e del giornalista Luigi Bisignani. L’ipotesi di reato contestata è quella di manipolazione del mercato, in relazione al titolo della S.S.
Lazio, società quotata in Borsa.
I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, coordinati dai pm della Dda Lucia Lotti e Lorenzo Del Giudice sotto la supervisione del procuratore aggiunto Giuseppe Cascini, hanno eseguito i provvedimenti a partire dalla mattinata. Nel decreto di perquisizione si parla di un «disegno ampio e unitario» che, secondo l’accusa, avrebbe avuto un duplice obiettivo: da un lato incidere negativamente sul prezzo delle azioni, dall’altro aumentare la pressione sull’azionista di maggioranza fino a indurlo a cedere il pacchetto di controllo.
Mauro Masi, ex direttore generale della Rai e oggi alla guida dell’istituto di credito romano, ha respinto le accuse definendole «completamente e totalmente false» e annunciando una denuncia per calunnia. La Banca del Fucino, dal canto suo, ha precisato in una nota di non essere indagata né destinataria di alcun provvedimento, di non detenere azioni della Lazio e di non aver mai ricevuto mandati per l’acquisto della società o svolto attività di advisory. L’istituto ha espresso piena fiducia nell’operato dei propri dirigenti, riservandosi di tutelare la propria reputazione in ogni sede.
Secondo quanto si legge negli atti, i tre indagati avrebbero concorso, insieme ad altre persone in corso di identificazione, alla diffusione di una serie di informazioni ritenute false. Tra queste figurano la presunta imminente cessione del pacchetto azionario di controllo, lo stato di decozione delle società riconducibili a Lotito e perfino l’intenzione del presidente di far deliberatamente retrocedere la squadra per incassare il cosiddetto «paracadute», quantificato in 35 milioni di euro.
La veicolazione di tali contenuti sarebbe avvenuta attraverso i social network, la testata online Millenovecento — che secondo gli inquirenti sarebbe stata in tutto o in parte finanziata da Maiolini — e il quotidiano Il Tempo, con cui Bisignani collaborava come editorialista.
In un articolo pubblicato il 31 maggio 2026, dal titolo «Stadio senza tifosi, Lotito come Nerone?», veniva riportata una presunta offerta da 450 milioni di euro da parte di JP Morgan per l’acquisto del club, insieme al suggerimento per Lotito di affidarsi proprio a Masi e Maiolini per avviare un nuovo corso nella gestione societaria.
Gli investigatori hanno posto particolare attenzione ai rapporti intercorsi tra gli indagati. Dall’analisi dei tabulati sarebbero emersi contatti telefonici tra Maiolini e Bisignani in prossimità della pubblicazione di alcuni articoli sul quotidiano romano, in particolare tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 2026. Nel capo di imputazione si contesta inoltre che alcune delle attività di contestazione nei confronti di Lotito sarebbero state finanziate da Maiolini.
L’inchiesta trae origine dalle denunce presentate dallo stesso presidente della Lazio tra giugno e luglio 2025, dopo una escalation di contestazioni che aveva portato allo «sciopero» della curva e degli abbonamenti, con striscioni ostili, post sui social, email ingiuriose e telefonate contenenti minacce di morte. Nel maggio 2026 la società aveva diffuso una nota ufficiale smentendo l’esistenza di trattative e preannunciando segnalazioni agli organi di vigilanza per il rischio di turbativa del mercato; l’11 giugno la dirigenza aveva ribadito di non aver conferito alcun mandato a cedere.
Claudio Lotito, senatore di Forza Italia e presidente della Lazio dal luglio 2004, ha scelto la linea del no comment di fronte alle perquisizioni. La sua presidenza, iniziata con l’acquisizione del 26,969 per cento del capitale sociale attraverso la Lazio Events S.r.l. per salvare il club da una situazione economica fallimentare, è la più lunga nella storia della società biancoceleste. La vicenda giudiziaria si inserisce in un contesto di rapporti da sempre conflittuali con una parte della tifoseria, culminati nelle proteste degli ultimi anni.
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