Lotito: «Tre anni di minacce, anche a Natale. Non ho mai fatto nomi agli inquirenti»
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Redazione Salute
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«Io non ho denunciato nessuno. Ho denunciato, però, tutto quello che ho subìto in questi tre anni e sofferto in silenzio, roba che neanche vi immaginate». Claudio Lotito, presidente della Lazio, sceglie le colonne del Corriere della Sera per tornare sull'inchiesta che ha scosso il club biancoceleste e chiarire la propria posizione. «Io non ho mai fatto nomi e cognomi agli inquirenti. Bisignani, Masi, Maiolini? Io ho presentato denunce contro ignoti, quei nomi sono venuti fuori dalle indagini.
E se poi, come ho letto, questi signori vorranno adire le vie legali sono liberissimi di farlo», ha spiegato il patron, respingendo l'accusa di aver indirizzato gli investigatori verso persone specifiche.
Il racconto di Lotito si sofferma sulla natura continua e pervasiva delle intimidazioni ricevute. «È stato un continuo, di giorno e di notte, anche a Natale, a Capodanno, alla Befana, la mia scorta lo sa bene perché tante volte sono stati loro ad ascoltare le chiamate», ha dichiarato il presidente della Lazio, ricostruendo un clima che si sarebbe protratto per anni.
Lotito ha poi rivendicato con orgoglio la scelta, compiuta nella sua veste di senatore, di rinunciare all'immunità parlamentare per consentire alla Procura di Roma di acquisire i suoi tabulati telefonici: «Nella storia di Palazzo Madama non siamo in tantissimi». Nel corso dell'intervista ha anche ricordato di essere il presidente più longevo nella storia del club capitolino.
Al centro del procedimento giudiziario, coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia, vi è l'ipotesi che una serie di notizie false sia stata diffusa per alterare il valore delle azioni della S.S. Lazio, società quotata in Borsa, e per esercitare pressioni su Lotito affinché cedesse il controllo del club.
Nel decreto di perquisizione eseguito lo scorso 15 settembre, i magistrati contestano a Mauro Masi, presidente della Banca del Fucino, a Francesco Maiolini, amministratore delegato dello stesso istituto, e al giornalista Luigi Bisignani di aver agito «in concorso tra loro e con terzi» in un presunto disegno unitario.
Tra le informazioni finite sotto la lente degli inquirenti figurano l'ipotesi di una imminente cessione del pacchetto di controllo, presunte difficoltà finanziarie delle società riconducibili a Lotito e l'asserita intenzione di far retrocedere deliberatamente la squadra per incassare il cosiddetto paracadute, quantificato in 35 milioni di euro. Secondo l'accusa, tali notizie sarebbero state veicolate attraverso social network, la testata online Millenovecento e articoli pubblicati sul quotidiano Il Tempo.
Lotito ha respinto con fermezza l'idea che la vicenda giudiziaria rappresenti per lui una rivincita personale o l'occasione per un regolamento di conti: «Non ci sono rivincite da prendere e nessun regolamento di conti con nessuno, io vorrei solo continuare a fare bene il mio lavoro».
Quanto al rapporto con i tifosi, da anni segnato da proteste e contestazioni, il presidente ha ammesso la possibilità di errori, circoscrivendoli però all'ambito delle scelte tecniche: «Io chiedo scusa per una cosa di cui mi sento responsabile, per degli errori commessi, per esempio alcune scelte tecniche da me avallate in passato, non chiedetemi quali».
Ha poi aggiunto di aver scritto in passato una lettera aperta ai sostenitori e di aver talvolta visto le proprie dichiarazioni interpretate in modo diverso dalle intenzioni, assicurando che ogni sua decisione è orientata esclusivamente al bene della Lazio.
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