Caldo record, primi due morti a Genova per le temperature estreme. L’allarme del ministero: 25 città da bollino rosso
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Redazione Interno
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L'ondata di calore che sta investendo l'Italia ha causato le sue prime vittime. A Genova, un uomo di 86 anni e una donna di 74 anni sono deceduti al Policlinico San Martino a causa delle temperature record che hanno messo in ginocchio il capoluogo ligure e gran parte del paese. L'uomo, ricoverato in condizioni disperate da due giorni, presentava una febbre di 42 gradi e un forte stato di disidratazione. La donna, giunta questa mattina in ospedale, era invece in arresto cardiaco, con una temperatura corporea di 43 gradi e grave ipertermia.
I tentativi di rianimarla non hanno purtroppo avuto esito positivo. Il dramma si consuma in una delle giornate più critiche per l'emergenza caldo, con un bollettino della Protezione Civile che registra un vero e proprio record.
Venticinque città da bollino rosso e l'impennata degli accessi al pronto soccorso
La morsa dell'afa non accenna a mollare. Secondo il bollettino del ministero della Salute, martedì 30 giugno il numero di città con bollino rosso, il livello massimo di allerta per le ondate di calore, è salito a 25, con l'aggiunta di Cagliari, Catania e Trieste. Oltre trenta milioni di persone hanno vissuto con almeno 35 gradi, in un quadro di disagio diffuso che mette a dura prova soprattutto i soggetti più fragili.
L'impatto si riflette anche sul sistema sanitario: si stima un incremento degli accessi ai pronto soccorso delle grandi città tra il 10 e il 15 per cento. Ma è l'aumento delle chiamate al 118 a fornire un quadro più preciso della situazione: Mario Balzanelli, presidente del Sis 118 nazionale, ha confermato un incremento del 12-15 per cento nelle richieste di soccorso, con un aumento dei codici rossi del 10 per cento. Tra le patologie più frequenti, quelle cardiocircolatorie come svenimenti, aritmie e infarti, che hanno colpito in particolare gli anziani.
Il cordoglio della sindaca e le raccomandazioni per i più fragili
Il dolore per la perdita delle due vittime genovesi ha trovato espressione nelle parole della sindaca Silvia Salis, che ha espresso il suo più profondo cordoglio a nome di tutta l'amministrazione comunale. "È un momento di dolore per la nostra comunità, che ci ricorda quanto i fenomeni climatici estremi possano incidere in modo drammatico sulla nostra quotidianità e sulla nostra salute", ha dichiarato in una nota.
La sindaca ha ricordato che il Piano caldo è stato attivato, ma ha lanciato un appello accorato alla responsabilità individuale, invitando i cittadini a non sottovalutare i rischi. Le raccomandazioni sono quelle ormai note ma cruciali: evitare le uscite nelle ore più calde, tra le 11 e le 18, idratarsi costantemente con acqua e non con bevande alcoliche o zuccherate, e prestare la massima attenzione alle persone sole, anziane o con patologie croniche, che vanno raggiunte quotidianamente per accertarsi del loro benessere.
La distinzione tra stime e dati reali: la posizione del ministero della Salute
I decessi di Genova giungono dopo che nei giorni scorsi l'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva lanciato l'allarme, stimando circa 1.300 morti in eccesso in Europa in una settimana a causa del caldo. Sull'argomento è intervenuta Maria Rosaria Campitiello, capo dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute, per fare chiarezza sulla metodologia di rilevazione.
Secondo Campitiello, i dati dell'Oms rappresentano "stime" ottenute tramite metodologie statistiche sulla mortalità prevista, mentre quelli del ministero "sono dati reali su quanti decessi effettivamente ci sono stati". La popolazione italiana, ha sottolineato la dirigente, è più abituata alle alte temperature rispetto a quella del nord Europa, ma questo non significa che il pericolo sia da sottovalutare.
La raccomandazione del ministero è dunque di mantenere alta l'attenzione e di non sovraffollare i pronto soccorso se non per reali emergenze, per garantire un'assistenza efficace a chi ne ha più bisogno.
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