Londra, barriera infranta: Sawe e Kejelcha riscrivono la fisica della maratona sotto le due ore
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Redazione Sport
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Come il dieci su dieci olimpico di Nadia Comăneci, come il 9”58 di Usain Bolt nei 100 metri, un’impresa capace di scolpirsi nell’immaginario collettivo al di là di ogni classifica. La Maratona di Londra 2026 ha consegnato allo sport quel che fino a ieri sembrava un miraggio per regolamenti: due uomini, non uno bensì due, hanno corso i 42,195 chilometri in meno di centoventi minuti, in una gara ufficiale e con la pioggia di record che ne è conseguita. Il keniano Sabastian Sawe, 31 anni, è diventato il primo nella storia a timbrare il cartellino in 1 ora, 59 minuti e 30 secondi. Alle sue spalle, l’etiope Yomif Kejelcha – al debutto sulla distanza – ha chiuso in 1:59:41, firmando quella che è probabilmente la prestazione d’esordio più folle mai vista nella disciplina. Sì, perché il vecchio muro delle due ore, quello che aveva spinto Eliud Kipchoge a inseguirlo a Vienna nel 2019 in una corsa “non ufficiale” (con staffetta di cronometristi e cambi di passo non regolamentari), è stato infine abbattuto dove conta davvero: su un percorso omologato, con avversari veri e il respiro affannoso della competizione. non c’è stata solo la magia del primatista, però. Il terzo classificato, l’ugandese Jacob Kiplimo, ha tagliato il traguardo in 2 ore e 28 secondi, un tempo che avrebbe polverizzato qualsiasi record mondiale precedente. Basta questo dato per restituire l’idea della follia collettiva: il precedente primato ufficiale – appartenuto allo sfortunato Kelvin Kiptum, scomparso prematuramente – era di 2 ore e 35 secondi. Sawe lo ha ridotto di 65 secondi, Kejelcha di 54, e persino Kiplimo è entrato con un piede nel sottosuolo dei due minuti. A trainare questi fantasisti della velocità, c’è anche la tecnologia. Sawe e Kejelcha indossavano l’Adidas Adizero Adios Pro Evo 3, una scarpetta da circa 97 grammi che l’azienda tedesca aveva svelato solo pochi giorni fa: il suo peso è talmente ridotto che sembra quasi un’anomalia fisica, eppure la normativa World Athletics (al momento della stesura) non ne vieta l’utilizzo.
La doppia sfida delle donne: Assefa difende il Titolo e riscrive il record “women only”
Se il pomeriggio londinese ha regalato la sensazione di assistere a una svolta epocale, la gara femminile non è stata da meno – anzi, ha messo in scena un terzetto da cardiopalma. L’etiope Tigist Assefa, già vincitrice nel 2025, ha confermato il suo dominio migliorando il record del mondo “women only” (cioè gare riservate alle sole donne, senza pacers maschili) con il tempo di 2 ore, 15 minuti e 41 secondi. La sua volata finale sui celebri ciottoli del Mall, davanti a Buckingham Palace, ha rotto un duello infinito con le due keniane che la tallonavano: Hellen Obiri e Joyciline Jepkosgei. Obiri ha chiuso al secondo posto con il personale di 2:15:53 – un risultato clamoroso considerando che era la sua prima volta a Londra – mentre Jepkosgei ha completato il podio in 2:15:55, collezionando il quinto podio in altrettante partecipazioni nella capitale britannica.
Le tre donne hanno viaggiato di fatto attaccate fino agli ultimi chilometri, come se fossero legate da un filo invisibile, e i distacchi finali (12 secondi tra la prima e la seconda, 2 secondi tra la seconda e la terza) raccontano una lotta serratissima. Non sono mancati i paragoni illustri: il ritmo forsennato, già sotto i 31 minuti ai primi 10 km, faceva presagire che qualcosa di grosso stava accadendo. Assefa, consapevole della posta in palio, ha dichiarato di aver urlato appena varcata la linea: sapeva di aver limato quei secondi che mancavano al suo stesso primato dell’anno scorso (2:15:50). E come ciliegina sulla torta, per la prima volta nella storia della maratona, ben tre atlete sono scese contemporaneamente sotto il muro delle 2 ore e 16 minuti.
La fisica della resistenza e l’incognita delle scarpe miracolose
Da un punto di vista tecnico, l’evento di domenica 26 aprile solleva inevitabilmente questioni che vanno oltre la semplice fiaba sportiva. Tutti e tre i primi classificati maschili, Sawe su tutti, hanno beneficiato di un pacing (cioè l’andatura dettata dai cosiddetti “lepri”) al limite dell’umano: il gruppo di testa passò i 5 km in 14 minuti e 14 secondi, un ritmo teorico da 2 ore e 3 secondi, per poi schiacciare l’acceleratore nella seconda metà di gara. Ma è la tecnologia a fare la differenza. Il modello Adidas Pro Evo 3, che pesa meno di 100 grammi, è il frutto di tre anni di test nei laboratori tedeschi e nei campi d’altura del Rift Valley. I dubbi, quelli che aleggiano nei corridoi della IAAF (l’atletica mondiale), non riguardano il presente bensì il futuro: a forza di alleggerire la suola e modificare la rigidità del carbonio, si rischia di annacquare il confine tra il merito umano e l’ingegneria applicata. Per ora, però, nessuno ha eccepito.
Sawe, dal canto suo, non ha colto la polemica. La sua carriera è stata un’ascesa costante: quattro vittorie su quattro maratone disputate prima di Londra – incluso il successo nell’edizione 2025 – e una capacità di gestire la fatica che ricorda i grandi keniani del passato. La standing ovation sui social è stata immediata. Persino Noah Lyles, il velocista statunitense campione olimpico dei 100 metri, ha commentato a caldo definendo l’impresa “qualcosa di extraterrestre”. Un riconoscimento, il suo, che suona come il passaggio di consegne tra chi corre i 100 metri in meno di 10 secondi e chi trasforma la maratona in una gara di mezzofondo veloce.
Il contesto: quando la storia si scrive in due ore (e spiccioli)
C’è un’altra cifra che rende l’evento irrepetibile: la profondità della classifica. Amos Kipruto, quarto classificato, ha corso in 2 ore, 1 minuto e 39 secondi: un tempo che, fino a mercoledì scorso, lo avrebbe reso il terzo uomo più veloce di sempre. Oggi quel tempo vale il quarto posto. L’intera top five ha infranto record nazionali e personali in un tripudio di acido lattico e gomma sintetica. A margine della gara, non si è parlato solo di secondi: gli organizzatori hanno registrato la partecipazione record di circa 59.000 iscritti non professionisti. La maratona, ormai, non è più solo un evento per cultori della sofferenza, ma un fenomeno di massa che respira sugli stessi marciapiedi dove i fenomeni riscrivono i manuali.
Al momento, i crono sono in attesa della ratifica ufficiale da parte di World Athletics. Tuttavia, dubbi circa la regolarità non ce ne sono: l’uso di cambi e lo scorrimento delle acque è avvenuto in pieno rispetto delle regole, diversamente da quanto accaduto per Kipchoge a Vienna. Per Sawe, che oggi regna su una delle pagine più gloriose dell’atletica leggera, la sfida adesso sarà quella di confermarsi. Ma in un pomeriggio di aprile, mentre Kejelcha sorrideva del suo argento storico e Assefa alzava la coppa al cielo, a Londra nessuno guardava già al futuro: si erano appena fermati a guardare il presente, incredibilmente veloce.




