Knicks, colpo da ko a San Antonio: Brunson firma la rimonta e l’1-0 nelle finali Nba

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Jalen Brunson, che nel primo quarto era addirittura uscito zoppicando per un problema a un ginocchio o a una caviglia (poi rientrato senza apparenti conseguenze), ha aspettato i sette minuti finali per consegnare una prestazione da "Capitano Clutch" alla storia recente dei Knicks.

Il 105-95 con cui New York ha espugnato il Frost Bank Center in gara-1 delle finali Nba – una vittoria che spezza un tabù, perché San Antonio non aveva mai perso un’opener di serie al termine della stagione – porta la firma inequivocabile del suo playmaker, capace di realizzare 13 dei suoi 30 punti totali nel momento più caldo della partita. Se i texani, trascinati da un monumentale Tim Duncan nel lontano 1999, avevano vinto il primo round spazzando via i Knicks, questa volta l’inerzia è finita subito nel bagaglio degli ospiti.

Wembanyama si scontra con il muro di Towns

L’attesa per l’esordio di Victor Wembanyama, il fenomeno francese su cui si sono accesi i riflettori del grande palcoscenico, si è scontrata con la dura realtà di una difesa preparata a suonargli addosso. Il lungo dei Knicks, Karl-Anthony Towns (18 punti e 12 rimbalzi), ha preso sulla propria responsabilità il compito di limitare il fenomeno di San Antonio, riuscendo nell’impresa di contenerlo a un misero 6 su 21 dal campo nonostante la doppia doppia da 26 punti e 12 rimbalzi del "Wemby".

Non è un caso che i 18 punti del centro ospite siano arrivati in gran parte nel terzo quarto, quello in cui New York ha scalato letteralmente la montagna di un passivo che era arrivato fino a -14 e ha ricucito lo strappo.

La rimonta da -14 e l’11-0 che chiude i conti

Il primo tempo era parso un'agonia per la squadra di Tom Thibodeau, chiuso sul 55-48 per gli Spurs e con la sensazione che l’attacco viaggiasse a strappi. Ma quando nel terzo quarto San Antonio ha toccato il massimo vantaggio, i meccanismi si sono improvvisamente rovesciati.

La scossa è arrivata proprio da Towns, poi nel quarto periodo Brunson ha preso letteralmente per mano i suoi, orchestrando un finale da manuale: sotto 95-94 a due minuti dalla fine, ha ricevuto da Josh Hart – che ha preso 15 rimbalzi giocando praticamente da gladiatore – e ha messo a segno la tripla del sorpasso che ha avviato il parziale di 11-0.

A nulla è servito il tentativo di risposta degli uomini di coach Mitch Johnson, schiantati contro la solidità mentale di un gruppo che ormai, con 12 vittorie consecutive nei playoff, sembra aver perso il conto delle rimonte.

Il futuro è già domani notte in Texas

Wembanyama, dal canto suo, non ha mostrato segni di cedimento psicologico nonostante una prestazione opaca per i suoi standard; ha dichiarato senza troppi giri di parole di essere stato "scarso" e di dover "capire come fare", un atteggiamento lucido che lascia presagire una reazione immediata in gara-2. La serie, però, ora è entrata in una fase delicata per gli Spurs: si ritrovano a inseguire e costretti a vincere il prossimo incontro per non ritrovarsi a New York con un passivo pesante sulla schiena.

L’appuntamento è per la notte tra venerdì 5 e sabato 6 giugno, ancora in Texas, con New York che avrà l’occasione di mettere una seria ipoteca sul titolo prima del trasferimento al Madison Square Garden.

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