L’asse Poste-Tim e la guerra legale tra Inwit e Fastweb Vodafone: il mercato delle tlc cerca un nuovo equilibrio
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Redazione Economia
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Il mercato italiano delle telecomunicazioni, da tempo compresso tra la necessità di ridurre i costi e quella di sostenere ingenti investimenti infrastrutturali, sta attraversando una fase di riallineamento che ridisegna profondamente le alleanze e gli assetti competitivi. A spostare il baricentro del settore, allontanandolo dal tradizionale modello basato sulla duplicazione delle reti, sono tre mosse strategiche di peso quasi contemporanee: l’Opas totalitaria lanciata da Poste Italiane su Tim, l’accordo preliminare tra la stessa Tim e la joint venture Fastweb+Vodafone per il RAN sharing e, a seguire, l’intesa – seppur ancora non vincolante – tra questi ultimi due soggetti per la costruzione e la gestione di un nuovo parco di torri passive, fino a 6mila, dedicate al 5G. È un disegno che, nel suo insieme, suggerisce un tentativo di trovare un nuovo punto di equilibrio, nel quale la cooperazione industriale spinta prende il posto della competizione pura sulle infrastrutture fisiche.
La disputa contrattuale tra Fastweb+Vodafone e Inwit finisce in tribunale
Proprio mentre il settore cerca di consolidare queste nuove architetture di rete, precipita però il conflitto tra Inwit, la torreista controllata da Tim e da Ardian, e la neonata alleanza operativa tra Fastweb e Vodafone. Il gruppo svizzero Swisscom, che controlla Fastweb, ha annunciato ieri l’avvio di un’azione legale nei confronti di Inwit attraverso una nota che non lascia spazio a interpretazioni: alla base della decisione, si legge, ci sono i «mancati progressi» nella disputa sul master service agreement, il contratto quadro che regola i termini economici per l’utilizzo delle infrastrutture. La posta in gioco è rilevante, perché Fastweb+Vodafone intende ottenere una revisione profonda delle tariffe pagate per l’affitto delle torri, mentre Inwit – come dichiarato ripetutamente – sostiene che l’attuale accordo abbia una validità destinata a protrarsi fino al 2038. Una divergenza, quest’ultima, che ha reso impraticabile ogni ulteriore trattativa stragiudiziale, costringendo le parti a cercare una soluzione nelle aule di tribunale.
Piazza Affari tiene d’occhio i titoli strategici tra tensioni internazionali
Lo scenario di mercato in cui matura questa vertenza è quello di una seduta che si preannuncia debole per le borse europee, con l’Euro Stoxx 50 in calo dello 0,7 per cento nei future e con l’attenzione degli investitori divisa tra le vicende geopolitiche e i movimenti sui singoli titoli. Tra questi, Leonardo, Stm, Fincantieri e la stessa Inwit restano sotto la lente di piazza Affari in una fase in cui la situazione in Medio Oriente si fa sempre più confusa: se il presidente americano Donald Trump continua ad affermare che l’Iran starebbe trattando per raggiungere un accordo, i vertici di Teheran hanno smentito qualsiasi negoziato in corso. A complicare ulteriormente il quadro, l’agenzia Far ha riportato la possibilità che l’Iran sia prossimo a imporre pedaggi di transito nello Stretto di Hormuz, un’eventualità che, qualora si concretizzasse, avrebbe implicazioni dirette sui flussi commerciali e, di riflesso, sulla percezione del rischio da parte degli investitori globali.
Inwit convoca l’assemblea degli azionisti per il 30 aprile
Nel mezzo di questa tensione contrattuale e di mercato, il consiglio di amministrazione di Inwit si è riunito ieri – sotto la presidenza di Oscar Cicchetti – per deliberare la data dell’assemblea degli azionisti, fissata per il 30 aprile 2026 in unica convocazione. L’assemblea, si legge in una nota diffusa dal gruppo, si terrà esclusivamente mediante mezzi di telecomunicazione, seguendo una modalità ormai consolidata per le società quotate. I lavori saranno articolati nella parte ordinaria, con quattro punti all’ordine del giorno che restituiscono la fotografia delle scadenze aziendali imminenti. Tra questi figurano l’approvazione del bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2025 – un passaggio che presuppone l’approvazione del progetto da parte del cda, prevista per il 2 aprile – e la proposta di destinazione del risultato d’esercizio. A questi si aggiungono la relazione sulla politica di remunerazione per il 2026 e il voto sui compensi già corrisposti nel corso dell’esercizio appena chiuso, elementi che, in un contesto di conflitto legale aperto con uno dei principali clienti, assumono un peso particolare agli occhi degli azionisti.




