Vigevano, trovato morto in casa il 24enne vittima dell'aggressione omofoba: indagini in corso
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Redazione Interno
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È stato trovato senza vita nella mattinata di mercoledì 2 settembre, all'interno di un immobile disabitato di via Madonna degli Angeli a Vigevano, il corpo di Alexander Lopez Kevin Escobar, il ventiquattrenne originario di El Salvador che lo scorso 21 agosto era stato vittima di una violenta aggressione a sfondo omofobo. A dare l'allarme, intorno alle 10, è stato un ragazzo che condivideva con lui lo stesso stabile, un edificio abbandonato noto per offrire riparo a numerosi senza tetto, dove il giovane si era trasferito negli ultimi giorni dopo aver lasciato un'abitazione in corso Genova.
Sul posto sono immediatamente intervenuti gli agenti della Polizia di Stato e il personale della Scientifica, che hanno avviato i rilievi tecnici per ricostruire le circostanze del decesso e fare piena luce su una vicenda che, per i suoi contorni ancora oscuri, tiene col fiato sospeso l'intera città.
L'aggressione del 21 agosto e la scelta di non denunciare
Dieci giorni prima del ritrovamento, il giovane era stato avvicinato da due uomini, rispettivamente di 28 e 33 anni, che lo avevano insultato con pesanti epiteti omofobi per poi spingerlo nelle acque del Naviglio Sforzesco. Escobar era riuscito a salvarsi aggrappandosi alla riva e, dopo essere stato soccorso, era stato trasportato al pronto soccorso dell'ospedale civile di Vigevano in codice verde.
Tuttavia, prima che i medici potessero completare le visite e stilare il referto, il ragazzo si era allontanato autonomamente dalla struttura, scegliendo inoltre di non formalizzare alcuna denuncia nei confronti dei due aggressori. Nonostante la sua decisione, i carabinieri erano riusciti a identificare i due responsabili, che erano stati denunciati per discriminazione legata all'orientamento sessuale, lesioni personali, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale.
I rilievi della Scientifica e le ipotesi degli inquirenti
Gli investigatori, che mantengono il massimo riserbo sull'inchiesta, stanno vagliando tutte le piste possibili per chiarire le cause del decesso del ventiquattrenne, senza al momento escludere alcuna ipotesi, nemmeno quella dell'omicidio. Secondo le prime informazioni raccolte, l'appartamento in cui è stato trovato il corpo non presentava segni di effrazione o di una colluttazione, un particolare che, unito al fatto che il ragazzo avesse il volto insanguinato, alimenta il mistero sulla dinamica della morte.
Gli accertamenti della Scientifica si concentrano sulla ricerca di eventuali tracce biologiche o altri elementi utili a stabilire se vi sia un nesso di causalità tra l'aggressione subita dieci giorni prima e il decesso, o se invece si sia trattato di un malore o di una caduta accidentale. Sarà determinante, in questo senso, l'esito dell'esame autoptico, che dovrà fugare ogni dubbio sulla natura della morte e fornire agli inquirenti le risposte necessarie per orientare le indagini.
Il contesto della tragedia e le difficili condizioni di vita
La morte di Alexander Lopez Kevin Escobar riporta l'attenzione non solo sul dramma dell'omofobia e delle violenze che ancora colpiscono le persone LGBTQ+, ma anche sulla precarietà in cui versano molti dei soggetti più vulnerabili. Il giovane, che secondo alcuni conoscenti era in transizione e desiderava essere chiamato Alexandra, viveva in condizioni di estrema marginalità, trovando rifugio in un edificio fatiscente insieme ad altri senza fissa dimora dopo aver perso la sua precedente sistemazione.
Nei giorni precedenti alla sua morte, il ragazzo era stato visto più volte nei dintorni della stazione e lungo il Naviglio, prima che il suo corpo venisse ritrovato riverso a terra nell'appartamento che condivideva con altri senzatetto.
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