Ponte Morandi, i parenti delle vittime esultano per le pene del processo
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Redazione Interno
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La sentenza di primo grado sul crollo del Ponte Morandi ha portato all’individuazione di responsabilità e a condanne ritenute importanti dai parenti delle vittime. A Genova, Egle Possetti, presidente del Comitato in ricordo delle vittime del crollo del Ponte Morandi, ha commentato la decisione del tribunale spiegando che, dopo le valutazioni tecniche del loro avvocato, i familiari si sono detti molto soddisfatti dell’esito del processo. La vicenda riguarda il disastro del 14 agosto 2018, nel quale morirono 43 persone, e la lettura della sentenza ha chiuso il primo grado del procedimento nei confronti dei 57 imputati.
La soddisfazione dei familiari dopo la sentenza sul Ponte Morandi
Egle Possetti ha sottolineato che per i parenti delle vittime era fondamentale il riconoscimento delle responsabilità emerse nel processo. Secondo quanto dichiarato dalla presidente del Comitato, la presenza di elementi a sostegno dell’impianto accusatorio rendeva inaccettabile un esito senza pene significative. Possetti ha spiegato anche che sarà necessario approfondire con gli avvocati gli aspetti legati alla prescrizione, per comprendere se possano esserci eventuali problemi nel percorso giudiziario. La condanna inflitta a Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, con una pena di 12 anni, è stata definita una decisione dal significato importante.
Subito dopo la lettura della sentenza, Possetti ha ribadito la soddisfazione per un risultato che, secondo le sue parole, conferma la tenuta dell’impianto accusatorio. La presidente del Comitato ricordo vittime Ponte Morandi ha collegato la decisione del tribunale alla necessità di individuare le responsabilità per quanto accaduto. Il procedimento di primo grado ha portato a 32 condanne complessive tra i 57 imputati coinvolti nel processo per il crollo del viadotto genovese. La pena più alta, pari a 12 anni, è stata stabilita per Castellucci.
Il dolore dei parenti delle vittime in aula a Genova
Nell’aula magna del tribunale di Genova erano presenti numerosi parenti delle persone morte nel crollo del Ponte Morandi. Le testimonianze raccolte dopo la sentenza hanno mostrato il dolore ancora presente nelle famiglie, insieme alla richiesta che venissero riconosciute le responsabilità per la tragedia. Giovanna Donato ha raccontato la difficoltà di spiegare al proprio figlio l’assenza del padre dopo otto anni, descrivendo una ferita ancora aperta. Antonio Cecala ha ricordato invece la perdita del fratello, della nipote e della cognata, portando con sé i loro ricordi.
Le parole dei familiari hanno accompagnato una giornata segnata dalla decisione del tribunale e dal lungo percorso seguito dopo il crollo del Ponte Morandi. Per i parenti delle vittime, la sentenza rappresenta un passaggio legato alla ricerca delle responsabilità per il disastro del 14 agosto 2018. Le dichiarazioni rilasciate dopo il verdetto hanno unito il dolore per le persone scomparse alla valutazione delle condanne emesse nel primo grado del processo. La presenza dei familiari nell’aula magna ha evidenziato il peso umano della vicenda giudiziaria.
La lettura della sentenza e le condanne del primo grado
La lettura del dispositivo della sentenza di primo grado per il crollo del Ponte Morandi è durata 19 minuti e 46 secondi. Paolo Lepri, presidente del collegio del Tribunale di Genova, ha pronunciato le decisioni nei confronti dei 57 imputati coinvolti nel procedimento. Le condanne complessive sono state 32, con la pena più elevata assegnata a Giovanni Castellucci. La sentenza riguarda il disastro del viadotto genovese e conclude la prima fase del processo, mentre i familiari delle vittime hanno commentato l’esito dopo aver ricevuto le spiegazioni tecniche dai propri rappresentanti legali.




