Ancona è la Capitale italiana della cultura per il 2028, battuta Catania e le altre nove finaliste

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sala Spadolini del Ministero della Cultura a Roma, gremita per l’occasione, ha trattenuto il fiato per un istante, quel lasso di tempo sospeso che precede le decisioni destinate a fare storia, e poi è esplosa in un applauso quando il ministro Alessandro Giuli, aprendo la busta consegnatagli dal presidente della giuria Davide Maria D'Esario, ha pronunciato il nome della città vincitrice. Quella città, e lo si è capito subito dallo sciogliersi della tensione sul volto del sindaco Daniele Silvetti e della sua delegazione, giunta nella capitale fin dalla sera precedente, è Ancona, che si prepara ora a vivere un 2028 da assoluta protagonista del panorama culturale nazionale. Il capoluogo marchigiano, adagiato tra le propaggini del Conero e il mare Adriatico, ha visto premiato il proprio dossier, intitolato “Questo Adesso” – verso tratto da una poesia del locale Francesco Scarabicchi –, un progetto che la giuria ha definito all’unanimità non solo solido e coerente, ma persino eccellente sotto il profilo della progettazione innovativa e della capacità di coinvolgere il tessuto sociale. Alle altre nove città finaliste, tra cui spiccavano per dimensioni e ambizione Catania e Forlì, non sono rimasti che l'onore della menzione e un sincero plauso da parte del ministro, il quale ha voluto sottolineare la straordinaria vitalità culturale dimostrata dall’intera rosa dei concorrenti.

Un riconoscimento che profuma di rivincita per il territorio marchigiano

La notizia, rimbalzata in tempo reale dagli uffici romani di via del Collegio Romano fino alla costa adriatica, ha assunto immediatamente i contorni di una rivincita morale per un territorio, quello marchigiano, che troppo spesso – e lo ha sottolineato con una punta di orgoglio il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Giorgio Putzu – è stato oggetto di sottovalutazione o, peggio, di pregiudizi ingiustificati. Il Titolo di Capitale italiana della cultura, ha aggiunto Putzu, dovrà trasformarsi in un progetto diffuso, capace di irradiare i propri benefici dall’ambito cittadino all’intera regione, coinvolgendo quelle realtà decentrate che rappresentano l’autentica ricchezza del territorio. Alla soddisfazione politica, ovviamente, si è associata immediatamente quella istituzionale della senatrice Leonardi, la quale ha parlato di un’opportunità senza precedenti in termini di visibilità internazionale e di indotto turistico, un volano che potrebbe rilanciare l’economia locale ben oltre l’anno di celebrazioni. Per le Marche, del resto, si tratta del secondo titolo in quattro anni, dopo l’esperienza di Pesaro nel 2024, a dimostrazione di una progettualità culturale che evidentemente sa farsi apprezzare a livello centrale.

L’ombra lunga di una maledizione siciliana e il plauso a distanza di Schifani

C’è chi, osservando l’esito della competizione, non ha potuto fare a meno di notare una curiosa ricorrenza, quasi una legge non scritta del calendario culturale italiano, che sembra vedere la Sicilia perdere contro le Marche ogni qualvolta si assegni il prestigioso riconoscimento. Se nel 2022, infatti, fu Siracusa a dover cedere il passo a Pesaro, oggi è Catania a inchinarsi di fronte ad Ancona, in un copione che si ripete identico e che trasforma quella che poteva sembrare una coincidenza in un vero e proprio tormentone geografico. Il governatore siciliano Renato Schifani, intervenuto a freddo sulla questione, ha voluto comunque indirizzare i propri complimenti alla città vincitrice, pur ribadendo la ferma convinzione della bontà e della completezza del dossier etneo, un progetto articolato e partecipativo che, a suo giudizio, aveva tutte le carte in regola per competere. Con una battuta, tuttavia, Schifani ha rivendicato una sorta di paternità indiretta del successo dorico, ricordando come Ancona, in fondo, sia stata fondata da coloni greci provenienti da Siracusa: un modo elegante, il suo, per rivendicare un “tocco di Sicilia” anche nella vittoria altrui, e per invitare Catania a non arrendersi e a riprovare in futuro.

I dettagli del progetto vincitore: un milione di euro per ottanta iniziative

Il riconoscimento di Capitale italiana della cultura per il 2028 porterà nelle casse del comune di Ancona un contributo statale di un milione di euro, una cifra che andrà a innestarsi su un piano di investimenti più ampio, stimato intorno ai sette milioni complessivi, e che servirà a dare gambe alle oltre ottanta iniziative previste dal programma. Il dossier, che ha convinto la giuria presieduta da D'Esario – e composta da personalità come Luca Galassi, Vincenzo Trione e Stefano Baia Curioni – per la sua capacità di coniugare l’identità territoriale con una spiccata apertura internazionale, è stato costruito attorno a quattro macroaree tematiche. Queste aree, battezzate “Questo Mare”, “Via Maestra”, “Adesso Parco” e “Mare Culturale”, intendono valorizzare la duplice anima della città, sospesa tra il suo ruolo storico di porto naturale affacciato sul Mediterraneo e la sua vocazione di città-pardo, immersa nel verde del Conero. Alla realizzazione del progetto, hanno collaborato nomi di primo piano della cultura italiana e internazionale, come il premio Oscar Dante Ferretti, il regista Abel Ferrara e il musicista Dardust, a testimonianza di una rete di relazioni e di una capacità attrattiva che ha fatto la differenza nella valutazione finale del Ministero.

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