Ancona è la Capitale italiana della cultura per il 2028, battute dieci città finaliste

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Con una decisione presa all’unanimità dalla giuria di selezione, e annunciata oggi nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura a Roma, Ancona si è aggiudicata il Titolo di Capitale italiana della cultura per l’anno 2028. Il ministro Alessandro Giuli, aprendo la busta che conteneva il nome della città vincitrice, ha posto fine alla suspense che accompagnava le dieci contendenti, proclamando il capoluogo marchigiano come il successore di Pordenone, designata per il 2027, e di L’Aquila, che detiene il titolo per l’anno in corso. Al progetto vincente, intitolato “Ancona. Questo adesso”, verrà destinato un contributo statale di un milione di euro, risorse che serviranno a implementare quel programma di rigenerazione culturale e urbana che ha convinto i commissari.

Un dossier costruito sul rapporto con il mare e le nuove generazioni

Il cuore della proposta anconetana, che ha saputo prevalere su concorrenti del calibro di Catania e Forlì, risiede nella capacità di intrecciare la propria millenaria identità di città adriatica con una proiezione internazionale che guarda ai Balcani e all’intero bacino del Mediterraneo. La giuria, presieduta da Davide Maria Desario e composta da sette esperti, ha premiato la solidità di un piano che non si limita a un calendario di eventi, ma punta a una trasformazione duratura del tessuto sociale ed economico. Ottanta le iniziative in cantiere, molte delle quali concepite per coinvolgere attivamente i giovani, considerati non semplici spettatori ma protagonisti di un percorso che vede nella cultura un motore di inclusione e di sviluppo. Il dossier, il cui titolo è tratto da un verso del poeta locale Francesco Scarabicchi, ha beneficiato del contributo di figure del calibro del premio Oscar Dante Ferretti e del musicista Dardust, un connubio che testimonia la volontà di mescolare tradizione e innovazione.

Il prestigioso traguardo e il valore simbolico per le Marche

Per Ancona e per l’intera regione Marche si tratta di un riconoscimento di assoluto rilievo, che arriva a distanza di pochi anni dall’analogo titolo conquistato da Pesaro per il 2024, confermando il dinamismo culturale di questo territorio. Il sindaco Daniele Silvetti, visibilmente emozionato, ha parlato di un obiettivo fondamentale non solo per il capoluogo ma per l’intera comunità regionale, sottolineando come il lavoro di composizione del dossier abbia saputo mettere in luce le diverse anime del tessuto socio-culturale cittadino, armonizzando il patrimonio archeologico con le architetture contemporanee e con un ambiente naturale, come il parco che si estende fino alla città, di rara bellezza. Il progetto intende valorizzare questa sintesi, presentando Ancona non come una meta conclusa, ma come un cantiere aperto, un luogo di frontiera dove lo scambio e il dialogo diventano prassi quotidiana.

L’Irpinia e le altre finaliste, un’eccellenza che non passa inosservata

Nonostante la sconfitta, la competizione ha acceso i riflettori su realtà territoriali di grande fascino e potenziale. Tra queste, ha brillato la candidatura di Mirabella Eclano, unico comune campano giunto in finale con il dossier “L’Appia dei popoli – Incubatrice di Art Thinking”. Il progetto della cittadina irpina, sostenuto con forza dalla Regione Campania, faceva leva sulla valorizzazione dell’antica Aeclanum e del tracciato della Via Appia, riconosciuto patrimonio Unesco, proponendo un modello di sviluppo incentrato sull’arte pubblica e sulla partecipazione comunitaria per contrastare fenomeni come lo spopolamento delle aree interne. Un’idea ambiziosa che, seppur non premiata, ha dimostrato la vitalità culturale di territori spesso considerati periferici, guadagnandosi l’attenzione nazionale e la visita, nei mesi scorsi, dello stesso ministro Giuli e del collega Matteo Piantedosi per visitare l’area archeologica locale. Le altre finaliste – Anagni, Colle di Val d’Elsa, Gravina in Puglia, Massa, Sarzana e Tarquinia – possono comunque fregiarsi del titolo di “idealmente vincitrici”, come ha dichiarato il ministro, a testimonianza dell’alto livello di una competizione che, ogni anno, mappa l’incredibile ricchezza del patrimonio culturale italiano diffuso.

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