Addio a Valentino, lo stilista che vestì le spose più celebri del mondo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’eleganza, che per decenni ha costituito la sua firma inconfondibile, e il rosso, divenuto un’icona cromatica globale, hanno lasciato il segno in modo indelebile: Valentino Garavani, vero e proprio demiurgo di un’haute couture raffinata e di una femminilità declinata senza clamori, si è spento a Roma lunedì 19 gennaio, all’età di 93 anni. Il suo obiettivo, dichiarato con semplicità, era rendere belle le donne, un traguardo che ha raggiunto e superato, imponendo la sua visione sia sui red carpet internazionali sia in quel giorno speciale che è quello delle nozze, scelto da attrici, modelle, cantanti e persino da esponenti di case reali. Gli abiti da sposa da lui disegnati, i quali rappresentano delle vere e proprie creazioni uniche, si possono considerare opere d’arte sapientemente camuffate sotto metri di pregiatissimo pizzo chantilly, sotto infiniti e vaporosi strati di tulle e mediante elaborati ricami che richiedevano centinaia di ore di lavoro.
L'omaggio di Roma e il ricordo di un'étoile
La città che lo ha visto nascere come mito della moda gli ha riservato un estremo saluto aprendo, presso la sede della sua fondazione in piazza Mignanelli, una camera ardente pubblica, alla quale un primo gruppo di persone ha già avuto accesso mentre molti altri attendono il proprio turno in una fila organizzata in maniera contingentata. Tra i primi a giungere per rendere omaggio c’è stata Eleonora Abbagnato, direttrice del ballo del Teatro dell’Opera di Roma, la quale, ricordando con commozione il legame che la univa allo stilista, ha sottolineato come «lui amasse profondamente la danza» e come le avesse «creato degli abiti meravigliosi e unici». Le sue parole, rilasciate all’apertura della camera ardente, hanno restituito l’immagine di un uomo capace di trasmettere affetto e rispetto, mentre alcune tra le prime signore in fila hanno voluto ringraziarlo pubblicamente, dicendo che «Valentino voleva bene alla donna e voleva che fosse bella».
Il tributo della maison e la gentilezza di un maestro
Anche Alessandro Michele, attuale direttore creativo della maison Valentino, si è presentato nel luogo dell’ultimo saluto, sebbene il loro rapporto professionale non abbia mai avuto modo di concretizzarsi in una collaborazione diretta. Michele, giunto nella sede storica del marchio a pochi passi da piazza di Spagna, ha dipinto un ritratto privato del maestro, ricordandolo come una persona «delicatissima e gentile», un giudizio maturato dall’incontro avvenuto in un contesto mondano, «tra esseri umani», come lui stesso ha specificato. Il suo arrivo alla camera ardente, avvenuto quando Valentino non c’era già più, simboleggia il passaggio di un testimone ideale, quello di un’eredità stilistica che continua a vivere attraverso la casa di moda che porta il suo nome.
Un'eredità di bellezza senza tempo
Il suo lavoro, che ha attraversato con coerenza oltre mezzo secolo, ha plasmato l’immaginario della donna elegante, regalando momenti di pura bellezza a chi indossava le sue creazioni. Queste, spesso caratterizzate da una complessità costruttiva magistralmente dissimulata, si imponevano per la loro grazia e per la perfezione delle linee, diventando istantaneamente pezzi di storia della moda. La sua capacità di interpretare i sogni e le aspirazioni di generazioni di donne, dalle icone di Hollywood alle giovani spose, resta il lascito più importante di un artista che ha sempre considerato la bellezza non come un lusso, ma come una necessità, una forma di rispetto verso se stesse e verso gli altri.




