Unilever, la svolta: in vendita il comparto food con Knorr e Hellmann’s, trattative in corso con McCormick
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La più grande operazione di ristrutturazione aziendale degli ultimi anni nel settore dei beni di largo consumo potrebbe essere alle porte, con il colosso anglo-olandese Unilever che ha ufficialmente confermato di aver avviato colloqui avanzati per la cessione della sua intera divisione alimentare. Dopo settimane di indiscrezioni, a cui il management aveva inizialmente preferito non rispondere, è arrivata la nota ufficiale: il destinatario dell’offerta è il gruppo statunitense McCormick & Company, specializzato nella produzione di spezie, salse e condimenti. L’operazione, qualora dovesse concretizzarsi nonostante la precisazione delle parti secondo cui “non vi è alcuna certezza” sul raggiungimento di un’intesa finale, coinvolgerebbe un portafoglio di marchi dal valore strategico inestimabile, tra cui spiccano la maionese Hellmann’s, i dadi da brodo Knorr, la mostarda Maille Dijon e il celebre lievito alimentare Marmite.
Numeri da capogiro e un gigante americano alla finestra
Secondo le prime stime elaborate dagli analisti di Barclays e riportate nei documenti di mercato, il valore dell’intero comparto alimentare di Unilever si attesterebbe in una forbice compresa tra i 28 e i 31 miliardi di euro, equivalenti a circa 33-37 miliardi di dollari. Una cifra che più che raddoppia l’attuale capitalizzazione di McCormick, ferma intorno ai 14,5 miliardi di dollari, il che lascia intendere la complessità finanziaria di una potenziale fusione o acquisizione di queste dimensioni. McCormick, che può vantare un portafoglio già ricco di nomi noti al pubblico americano come la salsa piccante Cholula, i condimenti French’s e la Frank’s RedHot, starebbe così valutando il salto di qualità per diventare un operatore dominante a livello globale nel settore dei condimenti e degli alimenti confezionati, ampliando la propria presenza in mercati chiave come Europa e Asia.
Dal canto suo, Unilever conferma la volontà di accelerare la transizione verso un modello di business sempre più incentrato sulla bellezza e sulla cura della persona, seguendo la strategia tracciata dall’amministratore delegato Fernando Fernandez. Già con la recente separazione dell’attività dei gelati – che ha portato alla nascita di una società indipendente per marchi come Magnum e Cornetto – l’azienda aveva mostrato la direzione da prendere. La divisione food, sebbene generi circa un quarto del fatturato totale del gruppo (con ricavi per oltre 12,9 miliardi di euro nel 2025), è considerata un’area a minor crescita rispetto ai segmenti beauty e personal care, dove i margini sono storicamente più alti e la domanda dei consumatori appare più resiliente.
Il ruolo di Hindustan Unilever e il perimetro dell’operazione
Nel delicato contesto di queste trattative, che hanno visto anche voci di un precedente interessamento da parte di Kraft Heinz, un capitolo a parte riguarda le ricadute sul mercato indiano. Hindustan Unilever (HUL), la filiale quotata a Mumbai, ha infatti rassicurato gli investitori con una comunicazione ufficiale in cui precisa di non essere in alcuna discussione per la cessione del proprio portafoglio alimentare locale. Un’indicazione importante, che suggerisce come il perimetro dell’operazione con McCormick possa eventualmente escludere alcune delle attività più radicate nei singoli territori, come quelle legate agli snack e alle bevande calde nel subcontinente. Il management di HUL ha anzi ribadito la propria fiducia nel comparto, definendolo “un business altamente attraente” nonostante la revisione delle priorità globali della casa madre.
Il fatto che McCormick abbia presentato un’offerta non richiesta, secondo quanto riferito da fonti vicine alla trattativa, indica una certa aggressività nella strategia di crescita esterna del gruppo statunitense, che negli ultimi anni ha già assorbito le divisioni food di Reckitt Benckiser e acquisito marchi di successo come Cholula. L’operazione in corso rappresenterebbe, se portata a termine, la più costosa nella storia ultracentenaria dell’azienda di Baltimora, fondata nel 1889. Gli analisti stanno valutando diverse ipotesi strutturali per l’accordo, inclusa la possibilità di una Reverse Morris Trust, una complessa architettura societaria che consentirebbe di ottimizzare il carico fiscale per gli azionisti di Unilever attraverso la scissione e la successiva fusione della divisione food con McCormick.
La riconfigurazione di un colosso nell’era dei mercati “subdued”
Questa accelerazione nelle cessioni, che segue la vendita di altri asset minori come il marchio di snack Graze e l’azienda di carne vegetale The Vegetarian Butcher, delinea il futuro assetto del gruppo anglo-olandese. L’obiettivo dichiarato da Fernandez è quello di portare i ricavi dei segmenti bellezza e benessere a rappresentare i due terzi del fatturato totale, concentrando gli investimenti su mercati ritenuti prioritari come Stati Uniti e India, con un focus sul canale digitale e sulle fasce premium. Una strategia che risponde anche a un contesto di mercato in evoluzione, dove la diffusione di farmaci dimagranti come i GLP-1 e la generale cautela dei consumatori stanno mettendo sotto pressione i margini del settore alimentare tradizionale.
Pur riconoscendo pubblicamente la solidità finanziaria della divisione food e la forza dei suoi marchi, la dirigenza di Unilever sembra quindi intenzionata a non farsi trovare impreparata di fronte alla necessità di concentrare risorse dove la redditività è maggiore. La risposta positiva del mercato azionario alla notizia, con le azioni Unilever in rialzo di oltre un punto percentuale, suggerisce che gli investitori vedano di buon occhio l’ipotesi di uno snellimento del gruppo. Ora la palla passa a McCormick, che dovrà valutare la fattibilità di un’operazione di tale portata senza gravare eccessivamente sulla propria struttura finanziaria, in un momento in cui l’azienda stessa ha recentemente previsto un rallentamento degli utili a causa dell’impatto dei dazi.




