Unilever, l’offerta di McCormick
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Redazione Economia
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La Borsa di Londra accoglie con favore le ultime mosse del colosso anglo-olandese, quotato sul Ftse 100 ma attivo anche ad Amsterdam, dove il Titolo registra un’accelerazione dopo la conferma, giunta direttamente dal management, dell’avvio di trattative esclusive con McCormick & Company. A muovere le acque, lo si apprende da una nota ufficiale, è l’offerta presentata dal gruppo statunitense – noto per le spezie Ducros e gli ingredienti Vahiné – per rilevare l’intera divisione Food, quel comparto che in casa Unilever custodisce veri e propri gioielli del carrello della spesa come la maionese Hellmann’s, i dadi Knorr e la mostarda Maille Dijon. La conferma ufficiale, arrivata per rispondere a quelle che la società stessa definisce “speculazioni dei media”, ha spazzato via ogni incertezza circa l’esistenza di un negoziato, sebbene la multinazionale tenga a precisare, con la cautela che contraddistingue queste fasi, che non vi è alcuna certezza circa la conclusione positiva dell’operazione.
La strategia dietro la cessione: dal gelato ai condimenti, il riposizionamento del gruppo
Questa ipotesi di cessione, che secondo le stime degli analisti potrebbe muovere cifre vicine ai 30 miliardi di euro, si inserisce in un ridisegno più ampio delle priorità aziendali. Non è un segreto, del resto, che Unilever stia da tempo operando un graduale ma deciso alleggerimento del proprio peso nel settore alimentare tradizionale per concentrare gli investimenti sui segmenti ad alto margine, ovvero la cura della persona (basti pensare ai saponi Dove) e il beauty. Lo scorso dicembre, a testimoniare la direzione intrapresa, la società ha completato la scissione della divisione gelati – quella dei Magnum e dei Cornetto – dando vita a una realtà separata denominata The Magnum Ice Cream Company. L’attuale negoziato con McCormick, se portato a termine, rappresenterebbe dunque un ulteriore tassello in questo percorso di focalizzazione sui marchi principali, un piano strategico già delineato nel 2024 e che ora sembra trovare piena attuazione.
McCormick, un’offerta che punta a creare un colosso dei condimenti
Dal canto suo, McCormick non è nuova a operazioni di questa portata. L’azienda statunitense, che negli Stati Uniti vanta un portafoglio in cui figurano già la salsa piccante Cholula, i condimenti French’s e le salse Frank’s RedHot, vede nell’acquisizione dei brand Unilever l’opportunità per espandere ulteriormente la propria influenza nel mercato globale dei condimenti e degli insaporitori. L’operazione, che secondo indiscrezioni avrebbe una struttura che prevede uno scambio per azioni, consentirebbe di unire forze e marchi in un polo in grado di esercitare un peso contrattuale decisamente maggiore nei confronti della distribuzione. Se per Unilever si tratterebbe di un’uscita di scena – perlomeno parziale – dal comparto alimentare, per McCormick si configurerebbe invece un salto di qualità dimensionale non indifferente, considerato che il valore attuale della società americana si attesta poco al di sotto dei 15 miliardi di dollari.
Le valutazioni degli analisti e la complessità di un’operazione da 30 miliardi
A fare da contraltare all’ottimismo dei mercati, che premiano il titolo Unilever con un rialzo superiore al punto percentuale sia a Londra sia ad Amsterdam, sono le valutazioni degli esperti che vedono nel prezzo il vero nodo della trattativa. La divisione Food, va ricordato, ha generato ricavi per circa 13 miliardi di euro nel corso dell’ultimo esercizio, un giro d’affari che giustifica le stime di vendita comprese tra i 20 e i 40 miliardi. Per gli analisti di Bernstein, l’operazione appare “strategicamente valida” alla luce del fatto che i vantaggi legati alle economie di scala nella produzione massiccia non riescono più a compensare gli svantaggi derivanti da una complessità gestionale sempre più onerosa. Tuttavia, gli stessi esperti sottolineano come il tempismo della trattativa rappresenti una sorpresa: l’amministratore delegato Fernando Fernandez, solo un mese fa, aveva dichiarato che il gruppo non avvertiva alcuna urgenza di procedere con una cessione in questo comparto. Un’ammissione, quella del manager, che lascia intendere come il peso dell’offerta di McCormick – e forse anche la pressione di azionisti come il fondo attivista Trian – abbia accelerato i tempi di una riflessione che si pensava più lunga. La complessità, infine, non risiede solo nel valore economico, ma anche nella struttura: integrare un’attività di queste dimensioni, che da sola pesa per un quarto del fatturato del gruppo cedente, richiederà a McCormick un notevole sforzo finanziario, verosimilmente sostenuto da una combinazione di debito e capitale azionario, in un contesto di mercato che guarda con attenzione alla capacità di generare sinergie senza intaccare la redditività.




