Il gelo della Borsa sul primo bilancio di Magnum Ice Cream dopo lo sCorporo da Unilever
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Redazione Economia
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Il primo bilancio della The Magnum Ice Cream Company da società autonoma, nata a dicembre dalla scissione da Unilever, è stato accolto con una doccia fredda dagli investitori delle piazze di Amsterdam, Londra e New York. Il Titolo ha perso fino al 13,9% nelle contrattazioni di giovedì, salvo poi registrare un calo del 16% alla chiusura, con una breve sospensione causata dall'eccessiva volatilità. Una reazione così marcata del mercato, che ha visto il titolo arrivare a cedere oltre dodici punti percentuali nella giornata, è da ricondurre alla pubblicazione dei primi conti annuali del gruppo che controlla marchi iconici come Magnum, Cornetto e Ben & Jerry’s -3. L'utile netto, in particolare, è crollato del 48,4% attestandosi a 307 milioni di euro, un dimezzamento rispetto ai 595 milioni registrati nell'esercizio precedente, un dato che ha raggelato gli animi degli azionisti e ha indotto a un immediato e profondo ripensamento delle prospettive per il gigante dei gelati -9.
La fotografia dei conti tra luci e ombre
Se da un lato il fatturato si è mantenuto sostanzialmente stabile a 7,9 miliardi di euro, in linea con il 2024, e la crescita organica delle vendite ha raggiunto un pur rispettabile 4,2%, trainata da un aumento dell'1,5% dei volumi e del 2,6% dei prezzi, dall'altro la redditività ha risentito pesantemente dei costi di separazione dal colosso anglo-olandese -4. L'utile operativo si è attestato a 599 milioni, in netto calo rispetto ai 764 milioni del 2024, un decremento che la società ha motivato con l'aumento netto di 118 milioni di euro legato alle spese di ristrutturazione e separazione, oltre che a maggiori oneri finanziari netti e alla perdita monetaria derivante dall'inflazione in Turchia -9. Non sono mancati, a influenzare negativamente i margini, gli effetti dei tassi di cambio, che hanno inciso per 50 punti base sul margine EBITDA rettificato, sceso al 15,9% rispetto al 16,9% dell'anno precedente, e gli oneri di cassa legati ai Transitional Service Agreements con Unilever, i cosiddetti TSA, che hanno ulteriormente appesantito la struttura dei costi nel secondo semestre -4.
La reazione del mercato e il confronto con le aspettative
La violenta correzione del titolo, che ha visto il valore delle azioni scivolare ben al di sotto del prezzo di riferimento fissato a dicembre durante lo spin-off, racconta di una fiducia degli investitori venuta meno di fronte a numeri che, al netto della crescita dei volumi, hanno mostrato un'azienda gravata da costi transitori non ancora riassorbiti. Peter Ter Kulve, amministratore delegato della società, ha commentato i risultati parlando di una performance operativa solida, sottolineando la crescita dei volumi e il guadagno di quote di mercato in regioni chiave, inclusi gli Stati Uniti, e ha rivendicato il lancio di 150 nuove referenze, tra cui Magnum Utopia e Cornetto Max, come motore trainante -1 -9. Tuttavia, il consenso degli analisti, pur con valutazioni divergenti che vanno dal "neutral" di J.P. Morgan al "buy" di UBS, aveva già messo in guardia dai possibili venti contrari a breve termine legati proprio ai costi di transizione e all'impatto dei farmaci anti-obesità sulle abitudini di consumo, fattori che ora sembrano essersi concretizzati nel verdetto della Borsa -6.
L'impatto dei costi di separazione e le prospettive per il futuro
Nonostante il flusso di cassa libero si sia drasticamente ridotto a 38 milioni di euro, contro gli 803 milioni del 2024, principalmente a causa delle uscite legate allo sro e agli interessi passivi sui nuovi prestiti, il management insiste sulla solidità dei fondamentali e sull'efficacia del programma di produttività che ha già generato 180 milioni di risparmi -4 -10. La società, che impiega circa 500 persone nel suo stabilimento di Gloucester, in Inghilterra, dove produce anche Viennetta e Calippo, guarda ora al 2026 con l'obiettivo di una crescita organica delle vendite tra il 3% e il 5% e si attende un miglioramento del margine sottostante, nonostante l'ambiente esterno rimanga incerto -1 -4. Il mercato dei gelati, resilienti e con buon slancio nonostante tutto, dovrebbe crescere tra il 3% e il 4%, e la speranza è che il peggio della fase transitoria, con i suoi costi di integrazione e ristrutturazione, possa essere lasciato alle spalle per dimostrare agli investitori che il valore del business, al netto del gelo iniziale, merita una valutazione ben più alta -4.




