La Borsa non digerisce Magnum Ice Cream, investitori raggelati dallo sCorporo Unilever e da un utile netto quasi dimezzato
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Redazione Economia
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Il primo bilancio ufficiale di The Magnum Ice Cream Company - entità nata dalla separazione dal colosso anglo-olandese Unilever, formalizzata nello scorso dicembre - ha prodotto l’effetto contrario a quello sperato dal management. Lontana dal rappresentare quel consolidamento atteso dagli azionisti, la fotografia del 2025 ha invece scatenato una reazione immediata e particolarmente severa sui mercati, con le azioni che ad Amsterdam, Londra e New York hanno accusato un ribasso fino al 13,9% nelle primissime ore di contrattazioni, tanto da costringere gli operatori a sospendere brevemente gli scambi per eccesso di volatilità -1-5-7.
Il peso della separazione e un flusso di cassa ridotto all’osso
Il dato che ha maggiormente colpito gli analisti, e che giace al centro del sell-off, riguarda la contrazione dell’utile netto: fermo a 307 milioni di euro, questo segna un calo del 48,4% rispetto ai 595 milioni registrati nel 2024, una flessione secca che il gruppo ha attribuito ai costi straordinari della scissione -1-2. Se il fatturato si è attestato sui 7,9 miliardi di euro, sostanzialmente invariato rispetto all’esercizio precedente, e la crescita organica delle vendite ha toccato il 4,2% - superando, come ha tenuto a precisare l’amministratore delegato Peter ter Kulve, l’andamento medio del mercato globale del gelato - è la voce relativa al flusso di cassa libero a restituire l’idea della tensione finanziaria in essere -5-7. Questo indicatore è crollato da 803 milioni a soli 38 milioni, risucchiato dagli esborsi legati al demerger, dagli oneri finanziari sul debito di nuova emissione e dall’implementazione del modello operativo provvisorio che ancora lega l’azienda a Unilever attraverso i contratti di servizi transitori -2-6.
La redditività in affanno e le attese deluse sui volumi
Il margine Ebitda rettificato, sceso al 15,9% contro il 16,9% del 2024, racconta di una redditività operativa che ha risentito anche delle traduzioni valutarie sfavorevoli e di un carico di ammortamenti non ancora interamente ricalibrato sulla nuova entità -5. L’incremento dei volumi, pari all’1,5%, e la leva sui prezzi, cresciuta del 2,6%, non sono bastati a convincere il mercato; le attese degli investitori, infatti, scontavano una performance più robusta nella seconda parte dell’anno, mentre l’ultimo trimestre ha registrato una crescita organica delle vendite negativa per lo 0,7% con un impatto particolare sulle gamme di prodotto più legate al consumo stagionale -6. La casa madre ha comunque rivendicato il successo di alcune innovazioni di prodotto - tra cui l’introduzione di Magnum Utopia e Cornetto Max - e ha confermato la guidance per l’esercizio in corso, prevedendo una crescita organica delle vendite tra il 3 e il 5% e un recupero del margine sottostante nell’ordine di 40-60 punti base -2-6.
I farmaci anti-obesità e il nuovo contesto americano
Sulla performance pesano, ed è lo stesso management a riconoscerlo, fattori che trascendono la mera dinamica contabile dello sro. La diffusione dei farmaci Glp-1 per la perdita di peso, un trend che ha già ridisegnato le abitudini di consumo negli Stati Uniti, si accompagna alle politiche di promozione della salute portate avanti dall’amministrazione Trump attraverso la campagna “Make America Healthy Again” -3-7. Una pressione che impone ai produttori di gelati una riflessione profonda sul profilo nutrizionale dei prodotti: ter Kulve ha dichiarato che la società ha già eliminato gran parte dei coloranti artificiali e sta lavorando alla riduzione degli zuccheri, a patto - ha precisato - di non compromettere l’esperienza gustativa che costituisce il patrimonio dei marchi -3. Una strategia, quella del bilanciamento tra indulgenza e salubrità, che non ha ancora prodotto effetti tangibili a livello di marginalità e che dovrà confrontarsi con una concorrenza sempre più agguerrita.
I nodi societari e il contenzioso con Ben & Jerry’s
Alla complessità finanziaria si sommano le tensioni sul fronte della governance. La separazione da Unilever non ha risolto, anzi ha forse acuito, lo scontro con il consiglio indipendente di Ben & Jerry’s, uno dei marchi di punta del portafoglio. La rimozione della presidente Anuradha Mittal a dicembre, giudicata non idonea dalla capogruppo, e l’uscita di altri cinque amministratori - avvenuta dopo l’introduzione di un limite di mandato a nove anni e l’obbligo di adesione al nuovo codice etico di Magnum - hanno portato i direttori uscenti a contestare l’intera procedura dinanzi al tribunale federale di New York -8-10. Gli ex membri del board accusano la società di voler svuotare di significato l’indipendenza del consiglio, strumento che dovrebbe tutelare la missione sociale del brand; Magnum, dal canto suo, ha replicato definendo il contenzioso “spiacevole” e ribadendo l’intenzione di nominare un presidente indipendente, sebbene gli ex direttori respingano questa possibilità in quanto, per statuto, la nomina dovrebbe restare di competenza esclusiva del consiglio stesso -10.
L’esordio obbligazionario e la liquidità per crescere
Nonostante il tonfo del Titolo e le incertezze legali, la società ha portato a termine con successo un’emissione obbligazionaria di debutto da 3 miliardi di euro, operazione che ha registrato una domanda largamente superiore all’offerta -1-5. Un segnale, quest’ultimo, che gli investitori istituzionali distinguono tra la volatilità di breve periodo, legata alle voci una tantum dello scorporo, e le prospettive di medio termine dell’azienda. La liquidità raccolta servirà a finanziare i piani di espansione - tra cui l’acquisizione delle attività in Portogallo e India, attesa entro la prima metà del 2026 - e ad accompagnare la progressiva uscita dai contratti di servizio con Unilever, prevista entro la fine del 2027 -2-6.




