Uccide un gatto e lo cucina alla brace nel parco di Sarzana, denunciato un cittadino nigeriano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È bastato il pomeriggio di una giornata qualunque, nella quiete apparente del parco della Crociata a Sarzana, per assistere a una scena che ha spezzato la normalità e riacceso il dibattito sui limiti della convivenza civile. Alcuni passanti, infatti, si sono trovati di fronte a un uomo intento a maneggiare una sorta di barbecue improvvisato in uno spiazzo dell’area verde; non c’era però alcuna grigliata domenicale in corso, visto che sulla brace, ormai senza vita, giaceva il Corpo di un gatto. L’uomo, successivamente identificato come un cittadino di origine nigeriana, è stato immediatamente fermato dai carabinieri intervenuti sul posto, che lo hanno denunciato per maltrattamento e uccisione di animale.

L’orrore a ridosso dell’area giochi e l’intervento dei passanti

Quello che rende ancor più disturbante l’accaduto – se possibile – è il contesto in cui si è consumato. Il fatto è avvenuto in un luogo pubblico frequentato abitualmente da famiglie e bambini, a poca distanza dagli scivoli e dai giochi della piccola area attrezzata. A lanciare l’allarme sono stati proprio alcuni residenti che, notando l’uomo armeggiare attorno al fuoco, hanno intuito la natura macabra di quell’operazione e chiamato le forze dell’ordine. L’intervento tempestivo ha permesso di bloccare il soggetto prima che potesse allontanarsi o, come temevano i testimoni, consumare il pasto in quello stesso spazio pubblico. Al momento, gli accertamenti condotti dal personale del Commissariato non hanno ancora chiarito un passaggio cruciale: se l’animale sia stato effettivamente ucciso dall’uomo nel parco oppure fosse già privo di vita prima di essere adagiato sulla brace. Si tratta di un dettaglio non secondario, che potrebbe influire sulla configurazione delle aggravanti, anche se la contestazione per maltrattamento resta comunque al centro del fascicolo.

La dinamica dell’accaduto e le indagini in corso

Secondo le ricostruzioni fornite dalle agenzie e riprese dalla stampa locale, l’uomo è stato sorpreso mentre cercava di cucinare il felino su una struttura di fortuna allestita con materiali di recupero. I carabinieri, arrivati sul posto dopo le segnalazioni, hanno fermato il nigeriano e avviato gli accertamenti del caso. Tra le ipotesi investigative, si cerca di capire se il gatto fosse un randagio appartenente a qualche colonia felina della zona oppure avesse un proprietario; non risultano al momento denunce formali da parte di privati per la scomparsa dell’animale. Un aspetto, questo, che non diminuisce la gravità del gesto – punito dal nostro ordinamento come reato contro il sentimento per gli animali – ma che aiuta gli inquirenti a inquadrare meglio la vicenda. L’unico elemento certo, al momento, è la volontà dell’uomo di cibarsi di quella carne, cucinandola in un parco pubblico, e la conseguente denuncia a piede libero per i reati di uccisione e maltrattamento di animali.

La dura presa di posizione dell’amministrazione e le polemiche politiche

L’eco della notizia ha rapidamente superato i confini della provincia spezzina, trovando un portavoce immediato nell’assessore alla Sicurezza di Sarzana, Stefano Torri. Attraverso un post sui social, Torri ha definito il fatto un “atto atroce che non può e non deve trovare spazio in una società civile”. L’esponente dell’esecutivo locale ha colto l’occasione per rilanciare un messaggio politico forte, parlando di “usi e costumi malati e barbari” e sottolineando la necessità di non tollerare zone franche sul territorio, specie in un’area come quella di Crociata, già tormentata da annosi problemi di degrado e spaccio. Parole che hanno fatto scattare il dibattito a livello nazionale, con esponenti della Lega come il ministro Matteo Salvini (che ha commentato l’accaduto definendo l’uomo un “verme” da espellere) e l’onorevole Michela Vittoria Brambilla, pronta a invocare l’applicazione della legge che porta il suo nome per chiedere il massimo della pena. Dall’altra parte, c’è chi invita a non strumentalizzare l’episodio, ricordando che la responsabilità penale è personale e che un singolo gesto, per quanto ripugnante, non può trasformarsi in un marchio d’infamia per un’intera comunità etnica. Il parco, nel frattempo, resta al centro dell’attenzione: l’amministrazione ha confermato la volontà di procedere con un bando per la riqualificazione e la gestione dell’area, nella speranza di restituirla ai cittadini senza più ombre.

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