Ue e Mercosur, l'accordo storico ora pende sul voto dell'Italia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La lunga trafila negoziale, che ha visto susseguirsi fasi alterne di stallo e ripresa nell’arco di ben ventisei anni, potrebbe giungere a un epilogo con la creazione della più vasta area di libero scambio a livello mondiale, un mercato integrato che coinvolgerebbe oltre settecento milioni di persone. L’esecutivo comunitario, dopo aver sostenuto ripetutamente l’essenzialità dell’intesa dal punto di vista economico, politico e strategico, dichiara ora di aver messo in campo ulteriori garanzie e protezioni, definite negli ultimi dodici mesi, con l’obiettivo dichiarato di rassicurare il comparto agroalimentare europeo e di presentare un testo che possa essere sostenuto con piena fiducia da tutti gli Stati membri. Queste concessioni, che includono la protezione per decine di prodotti a denominazione, il divieto di esportare nell’Unione carne trattata con ormoni e un ingresso controllato per il manzo, appaiono come l’estremo tentativo di sciogliere gli ultimi nodi, dopo che il mese scorso proprio la richiesta di più tempo da parte dell’Italia aveva fatto slittare la firma prevista.
Il nodo italiano e le pressioni sul governo
La posizione di Roma, in questo frangente, si è rivelata determinante al punto da poter cambiare le sorti dell’intero dossier, considerato che l’accordo, che prevede l’eliminazione dei dazi sul novantuno per cento degli scambi, necessita del via libera a maggioranza qualificata. La premier Giorgia Meloni, sollecitata dalle vibranti proteste degli agricoltori italiani preoccupati per le ripercussioni di un’apertura commerciale di tale portata, aveva imposto una pausa di riflessione, rinviando la decisione per dare una risposta ai propri rappresentanti economici. Alcuni, come il Movimento Cinque Stelle, hanno attaccato frontalmente l’intesa, sostenendo che il comparto agricolo nazionale sarebbe il più penalizzato, una critica che ha reso la posizione del governo ancora più delicata e scrutata.
La partita contabile e il giorno della verità
Ora, stando alle ricostruzioni, l’operazione di maquillage contabile proposta dalla Commissione, ovvero l’insieme delle garanzie aggiuntive, sembra aver convinto l’esecutivo italiano, aprendo la strada a un possibile assenso. Se dalla riunione degli ambasciatori dovesse emergere un via libera a maggioranza, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen potrebbe recarsi in Paraguay per la firma definitiva, un atto che segnerebbe la chiusura di una trattativa epocale. La posta in gioco, al di là degli aspetti squisitamente commerciali, riveste una dimensione geopolitica non trascurabile, specialmente in un contesto internazionale in rapida evoluzione, dove la capacità di tessere alleanze economiche solide diventa un fattore cruciale.
Un equilibrio tra aperture e protezioni
Il testo dell’accordo, dunque, cerca di bilanciare l’ambizione di una liberalizzazione degli scambi senza precedenti con la necessità di tutelare settori sensibili, come dimostrano le clausole a protezione di numerosi prodotti agroalimentari europei. La partita, tuttavia, non si gioca solo sulle cifre e sulle tariffe doganali, ma tocca temi sensibili legati agli standard produttivi e alla concorrenza, temi che hanno alimentato un dibattito aspro negli anni e che ora vengono affrontati attraverso meccanismi di salvaguardia. L’esito finale, pertanto, dipenderà dalla capacità delle ultime modifiche di scogliere le residue diffidenze, trasformando un negoziato ventennale in una realtà operativa che ridisegnerà le relazioni economiche tra due continenti.




