Mercosur, il nodo dell'accordo commerciale Ue-Sudamerica alla prova del voto
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
A pochi giorni dalla possibile firma, prevista in Paraguay, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur, dopo un negoziato protrattosi per un quarto di secolo, affronta l’ultimo, decisivo, ostacolo politico. La riunione del Coreper, il comitato degli ambasciatori dei Paesi membri, chiamata a esprimersi venerdì, rappresenta infatti il passaggio cruciale per sbloccare un'intesa che regolerebbe scambi commerciali del valore di 111 miliardi di euro. Sebbene la presidente della Commissione von der Leyen sia pronta a siglare il patto, le resistenze interne all'Ue permangono forti e diversificate, con Paesi come Ungheria e Irlanda che hanno ribadito la propria opposizione, mentre la Spagna di Pedro Sanchez attende con ansia l'esito del voto.
Le proteste e le ultime mediazioni
La tensione, che serpeggia da mesi nelle campagne europee, si è materializzata in manifestazioni di piazza e blocchi autostradali da parte dei trattori, i quali, soprattutto in Francia e Grecia, hanno espresso un netto rifiuto verso un accordo percepito come una minaccia per il settore agricolo comunitario. Le loro proteste, culminate proprio alla vigilia del voto, hanno contribuito a rendere ancor più complesso il quadro negoziale, costringendo Parigi e Roma, inizialmente contrarie, a ricercare e ottenere dalla Commissione delle modifiche alla gestione delle risorse della Politica Agricola Comune. Questi aggiustamenti, sebbene non risolutivi di tutte le perplessità, hanno consentito ai due governi di dare un condizionato via libera, spostando così gli equilibri in seno al Consiglio.
I contenuti e le opportunità economiche
Il trattato, che coinvolge i quattro membri fondatori del Mercosur – Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, con l’attesa futura adesione della Bolivia – e tocca settori nevralgici che vanno dall’agroalimentare all’automotive, dalla chimica ai servizi, mira a creare una delle più vaste aree di libero scambio al mondo. Secondo Barbara Cimmino, vicepresidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli investimenti, l'intesa si configura come un'importante occasione per ampliare e diversificare i mercati di sbocco per le imprese europee, in un momento in cui la complicazione delle relazioni commerciali transatlantiche, a causa dei dazi imposti dall'amministrazione del presidente Trump, rende strategico guardare ad altre aree geografiche. Si tratterebbe, nelle sue parole, di un progetto di crescita e competitività per l’intera Unione.
Un percorso ancora in salita
Nonostante i tentativi di mediazione e gli aggiustamenti tecnici, la strada verso la ratifica definitiva resta irta di difficoltà, poiché le preoccupazioni degli agricoltori europei, legate alla concorrenza di prodotti provenienti da Paesi con standard produttivi e costi differenti, non sono state del tutto placate. Il nodo centrale, che ha alimentato il negoziato per tutti questi anni, riguarda proprio il bilanciamento tra l’apertura di nuovi mercati per l’industria e la necessità di tutelare un settore primario già sotto pressione. L’esito del voto di venerdì, pertanto, non sarà che un ulteriore passo in un processo che, anche dopo una eventuale firma, dovrà affrontare il complesso iter di ratifica parlamentare in ciascuno degli Stati coinvolti.




