L’Italia si astiene sull’accordo pandemico dell’Oms: sovranità nazionale prima di tutto
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Redazione Salute
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Mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità celebra l’approvazione del primo Accordo Pandemico Globale, definendolo una «risposta storica» alle carenze emerse durante il Covid-19, l’Italia ha scelto di non schierarsi, astenendosi nel voto che si è tenuto a Ginevra durante la 78ª Assemblea Mondiale della Sanità. Una decisione motivata, come spiegato dalla delegazione italiana, dalla volontà di «riaffermare la sovranità degli Stati» nella gestione delle emergenze sanitarie.
Il testo, frutto di tre anni di negoziati, mira a creare un quadro di cooperazione internazionale più solido per prevenire e affrontare future pandemie, con particolare attenzione alla distribuzione equa di vaccini, terapie e strumenti diagnostici. Principi condivisibili, almeno sulla carta, che però – secondo il governo italiano – rischiano di limitare l’autonomia decisionale dei singoli Paesi. «Apprezziamo che il principio di sovranità sia stato incluso nell’accordo», si legge nella nota diffusa dall’Oms, «ma riteniamo necessario ribadire che le scelte di salute pubblica devono restare nelle mani dei governi nazionali».
La posizione italiana, che ha suscitato reazioni contrastanti, riflette un dibattito più ampio sul ruolo delle istituzioni sovranazionali in ambito sanitario. Da un lato, c’è chi sostiene che solo un coordinamento globale possa evitare gli errori del passato, come le disuguaglianze nell’accesso ai vaccini durante il Covid-19. Dall’altro, c’è chi teme che accordi di questo tipo possano ledere la capacità degli Stati di adottare misure su misura per le proprie esigenze.
Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Farmacologico Mario Negri, in un intervento pubblicato oggi, ha esortato l’Italia a riconsiderare la sua posizione: «Nessuno si salva da solo», ha scritto, sottolineando come la pandemia abbia dimostrato che i confini nazionali non fermano i virus. Le sue parole, però, sembrano scontrarsi con la linea adottata dal governo, che – almeno per ora – preferisce mantenere un approccio cautelativo, privilegiando la flessibilità nazionale rispetto agli impegni multilaterali.




