Gaza alla fame, aiuti bloccati e ospedali al collasso: "Bambini muoiono per le ustioni"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la costituenda Fondazione umanitaria per Gaza, promossa da Israele con l’appoggio degli Stati Uniti, ammette che, quando i viveri riusciranno finalmente a entrare nella Striscia, saranno sufficienti solo per il 60 per cento della popolazione, le condizioni sul terreno restano drammatiche. Lo rivela una nota interna citata dal Times of Israel, secondo cui i quattro "siti di distribuzione sicuri" allestiti nel sud potranno sfamare, almeno inizialmente, non più di 300mila persone ciascuno. Ma il "quando" rimane un interrogativo senza risposta, in un territorio dove la fame, definita da più fonti come "privazione estrema", si sta trasformando in una strage silenziosa.

Nei pochi ospedali ancora in funzione, medici e infermieri lavorano senza sosta tra macerie e carenze di farmaci. "I bambini urlano mentre siamo costretti a staccare il tessuto bruciato dalla loro pelle", racconta Ahmad Abu Warda, responsabile di Medici Senza Frontiere a Gaza. Le ustioni, spesso conseguenza di esplosioni, richiederebbero cure immediate e adeguate, ma le infezioni proliferano in assenza di antibiotici e attrezzature sterili. "Ci implorano di fermarci – aggiunge –, ma se non interveniamo, rischiano di morire".

Intanto, anche le organizzazioni internazionali faticano a operare. World Central Kitchen, che in 18 mesi aveva distribuito oltre 130 milioni di pasti, ha annunciato la sospensione delle attività: le scorte sono esaurite e Israele ne blocca l’ingresso. Le immagini della distribuzione disperata a Khan Yunis, dove folle affamate si accalcano per un pugno di farina o una scatola di conserve, mostrano un quadro sempre più vicino al collasso. Gli Stati Uniti, accanto alle Nazioni Unite, hanno promesso una nuova struttura per gli aiuti, ma il blocco imposto da due mesi rischia di rendere vani gli sforzi.

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