L’attacco del Papa e la replica di Vance, il pestaggio in un minuto e il no di Sigonella ai bombardieri Usa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione tra il Vaticano e l’amministrazione Trump – che ormai da più di un anno vede il tycoon nuovamente insediato alla Casa Bianca – torna a manifestarsi attraverso un serrato scambio di vedute sulle questioni morali, con il vicepresidente Vance che insiste, quasi a voler ribadire un’insopprimibile linea di demarcazione, laddove il pontefice avrebbe invece scelto la via della durezza. È quanto emerge dall’edizione delle 12.00 del TG4 del 14 aprile, un servizio che ha incastonato, tra i titoli principali, proprio la replica del numero due dell’esecutivo statunitense: “si attenda alle questioni morali”, avrebbe detto, senza però che le telecamere ne riprendessero il volto in preda all’emozione. Il riferimento all’attacco del Papa – una bordata mediatica che pochi giorni fa aveva fatto il giro del mondo – è servito a innescare un confronto a distanza, dove nessuno dei due contendenti sembra voler cedere di un millimetro. Non si conoscono i dettagli dell’intervento papale che avrebbe scatenato la reazione, ma la replica di Vance, secca e quasi spigolosa, lascia intendere che il terreno dello scontro sia quello dei principi non negoziabili, quelli che dividono da sempre la diplomazia della Santa Sede dall’attuale dirigenza americana.

Calci e pugni quando era già a terra, il pestaggio in un minuto

Dalla cronaca politica a quella nera, con un episodio di violenza brutale che ha dell’incredibile: un uomo ridotto in fin di vita dopo essere stato preso a calci e pugni, e tutto mentre si trovava già riverso al suolo, impossibilitato a difendersi. L’aggressione, secondo quanto ricostruito dai carabinieri intervenuti sul posto, sarebbe durata poco più di un minuto – un lasso di tempo sufficiente, però, per provocargli lesioni gravissime. Gli investigatori, visionando i fotogrammi delle telecamere di sorveglianza della zona, hanno potuto contare i colpi sferrati con una furia che lascia sgomenti; nessuno dei passanti, almeno in un primo momento, avrebbe osato frapporsi tra la vittima e i suoi carnefici. Il quadro giudiziario si sta delineando ora, con la procura che ha aperto un fascicolo per lesioni aggravate e tenta di risalire all’identità dei responsabili, dei quali non è stato ancora reso noto il numero esatto né il movente. Si tratta, questo va detto senza enfasi, di un episodio che richiama l’attenzione sulla violenza cieca che talvolta esplode nei centri urbani, lontano dai riflettori delle grandi inchieste.

Allerta meteo al Centrosud, choc per le vittime del vento in Puglia

Il maltempo non dà tregua, anzi: l’intenso vortice ciclonico – che i meteorologi hanno etichettato come perturbazione numero due di aprile – continuerà a flagellare il Centrosud e le Isole almeno fino a domani, 15 aprile, mentre al Nord si intravede un graduale, seppur parziale, miglioramento. Le regioni settentrionali, e in particolare il Nord-Ovest, potranno tirare un sospiro di sollievo, ma l’allerta rimane alta in Emilia Romagna, dove Arpae e la Protezione Civile regionale hanno diramato un avviso giallo per frane e piene dei corsi minori. Attenzione, però, a non confondere l’allerta: “Per la giornata di mercoledì 15 aprile non sono previsti fenomeni meteorologici significativi ai fini dell’allertamento – si legge nel bollettino ufficiale –, tuttavia non si esclude la possibilità di precipitazioni localmente intense, anche a carattere di rovescio temporalesco, più probabili sul settore orientale”. Intanto la Puglia conta i danni e, soprattutto, le vittime del vento: raffiche che hanno superato i cento chilometri orari hanno sradicato alberi e divelto impalcature, causando almeno un decesso e diversi feriti, alcuni dei quali ancora ricoverati in prognosi riservata. Lo choc è palpabile tra la popolazione, che si interroga sulla frequenza sempre più elevata di questi eventi estremi.

Sigonella, l’Italia vieta l’atterraggio ai bombardieri USA

Un atto politico destinato a fare discutere, e non poco, quello del governo italiano: il diniego di atterraggio alla base di Sigonella per alcuni bombardieri statunitensi. La decisione, maturata nelle ultime ore, sarebbe legata – secondo fonti diplomatiche – a un disallineamento sulle operazioni programmate dagli alleati d’Oltreoceano, ma nessuna delle due parti ha voluto ufficialmente entrare nel merito delle ragioni profonde del veto. È probabile che il gesto venga letto come un segnale di autonomia, se non addirittura di velata critica, da parte dell’esecutivo italiano nei confronti delle strategie militari di Washington; resta il fatto che per la prima volta, da quando Trump è tornato alla presidenza, si verifica un episodio simile. Il Dipartimento di Stato americano non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, mentre il ministero della Difesa italiano si è limitato a parlare di “valutazioni tecniche in corso”. La base di Sigonella, va ricordato, rappresenta un nodo cruciale per le operazioni Nato nel Mediterraneo, e il divieto di atterraggio rischia di aprire una crepa nei rapporti bilaterali. Nessuna conseguenza immediata è stata annunciata, ma gli osservatori tengono gli occhi puntati sui prossimi sviluppi.

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