Proteste pro-Ucraina negli Usa: Vance contestato in Vermont

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Negli Stati Uniti, il sostegno all’Ucraina continua a dividere l’opinione pubblica, soprattutto dopo il recente scontro tra l’ex presidente Donald Trump e il leader ucraino Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca. Un episodio che, oltre a riaccendere il dibattito sulla politica estera americana, ha portato migliaia di persone a scendere in piazza in diverse città del Paese. Tra le manifestazioni più significative, quella che ha coinvolto il vicepresidente J.D. Vance in Vermont, dove una folla di cittadini ha contestato duramente il suo arrivo in una località sciistica, costringendolo a cambiare i piani della sua vacanza.

La protesta, scoppiata sabato 1 marzo a Waitsfield, ha visto centinaia di persone radunarsi lungo le strade che portavano allo Sugarbush Resort, il complesso turistico scelto da Vance per una breve pausa sulla neve. I manifestanti, molti dei quali imbracciavano cartelli con scritte come “JD traditore, vai a sciare in Russia” e “Vergogna nazionale”, hanno accusato il vicepresidente di aver tradito gli interessi degli Stati Uniti durante il confronto con Zelensky. Lo scontro, avvenuto nello Studio Ovale, è stato definito da molti come un momento critico per le relazioni tra Washington e Kiev, soprattutto per il tono acceso e le posizioni espresse da Trump e dai suoi collaboratori.

Vance, che ha cercato di mantenere un profilo basso durante la sua permanenza in Vermont, si è trovato costretto a lasciare il resort inizialmente prenotato per rifugiarsi in una struttura più isolata. La scelta di trascorrere del tempo in una località sciistica, già di per sé controversa in un momento di tensione internazionale, è stata interpretata dai manifestanti come un segnale di disinteresse verso la crisi ucraina. “Traditore! Vai a sciare in Russia!”, hanno urlato i dimostranti, evidenziando un malcontento che va oltre la semplice opposizione politica.

Le proteste non si sono limitate al Vermont. Nelle principali città degli Stati Uniti, da New York a Los Angeles, passando per Boston, migliaia di persone hanno marciato per esprimere solidarietà all’Ucraina e criticare le posizioni dell’amministrazione Trump. Parallelamente, alcuni gruppi hanno organizzato sit-in fuori dai negozi Tesla, protestando contro i tagli al governo annunciati da Elon Musk, accusato di non sostenere adeguatamente Kiev.

Quello che emerge da queste manifestazioni è un quadro complesso, in cui la politica estera americana diventa terreno di scontro non solo tra partiti, ma anche tra cittadini. Vance, che ha cercato di difendere le scelte dell’amministrazione, si è trovato al centro di un fuoco incrociato, costretto a fare i conti con un’opinione pubblica sempre più polarizzata.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.