Vance nel Vermont tra proteste e slogan: "Vai a sciare in Russia"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Oltre un migliaio di persone si sono radunate davanti allo Sugarbush Resort, una delle località sciistiche più rinomate del Vermont, per protestare contro il vicepresidente JD Vance, in visita con la famiglia. La mobilitazione, organizzata all’indomani del violento scontro tra Vance e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale, ha visto i manifestanti esprimere il proprio dissenso con slogan e cartelli, alcuni dei quali recanti scritte come "Traditore! Vai a sciare in Russia!". La CNN, che ha riportato la notizia, descrive una scena caotica al passaggio del corteo di auto del numero due dell’amministrazione Trump, con insulti e accuse rivolte direttamente a Vance.

La protesta, che ha coinvolto soprattutto residenti del Vermont, si inserisce in un contesto già teso dopo lo scontro verbale tra Vance e Zelensky, definito da alcuni osservatori come un momento di grave crisi diplomatica. Durante l’incontro alla Casa Bianca, il vicepresidente aveva espresso posizioni critiche verso il sostegno militare statunitense all’Ucraina, suscitando reazioni accese non solo a livello politico ma anche tra l’opinione pubblica. I manifestanti, molti dei quali si dichiarano apertamente filo-ucraini, hanno trasformato la loro indignazione in un’azione diretta, raggiungendo la località sciistica per far sentire la propria voce.

Tra i cartelli esibiti dai dimostranti, alcuni hanno attirato particolare attenzione per il tono provocatorio. "Vai a sciare in Russia", uno degli slogan più ripetuti, sembrava voler sottolineare l’accusa di simpatie filo-russe rivolte a Vance, già al centro di polemiche per le sue posizioni considerate da molti troppo vicine a Mosca. Altri cartelli lo hanno definito un "traditore", in riferimento alle sue recenti dichiarazioni che hanno messo in discussione il ruolo degli Stati Uniti nel conflitto ucraino.

La situazione ha costretto Vance a cambiare i piani della sua vacanza, trovandosi obbligato a lasciare l’hotel inizialmente prenotato per rifugiarsi in una struttura più discreta. La scelta di nascondersi, sebbene comprensibile date le circostanze, ha ulteriormente alimentato le critiche nei suoi confronti, con alcuni osservatori che hanno parlato di un’immagine pubblica ormai compromessa. La protesta, tuttavia, non si è limitata a un semplice sfogo di rabbia: ha rappresentato un momento di forte tensione politica, riflettendo le divisioni profonde che attraversano il paese su temi come la guerra in Ucraina e il ruolo degli Stati Uniti sulla scena internazionale.

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