La Piola di Reaglie conquista il Titolo di miglior piola di Torino nella sfida di “4 Ristoranti”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il viaggio di Alessandro Borghese attraverso l’Italia delle tradizioni culinarie è giunto al suo termine, e l’ultima tappa dell’undicesima stagione del suo programma, andata in onda su Sky Uno e sulla piattaforma NOW, ha gettato una luce intensa su un’istituzione torinese per eccellenza: la piola. In una puntata che fungeva da atto conclusivo di un percorso cominciato mesi fa, l’attenzione si è concentrata su quei locali, nati come ritrovi popolari per un bicchiere di vino e una partita a carte, che ancora oggi resistono, custodi di una memoria gastronomica fatta di sapori autentici e di un’accoglienza che non conosce fronzoli. Lo chef, a bordo del suo celebre van, ha voluto scandagliare l’anima più profonda del capoluogo piemontese, quella che si nasconde dietro le facciate eleganti e i caffè storici, per riportare alla luce il legame viscerale tra la città e la sua cucina di terra. La posta in gioco era alta: non solo un contributo economico per l’attività vincitrice, ma l’ambito riconoscimento di essere il miglior interprete di uno stile culinario che affonda le radici nella cultura contadina e operaia, quella delle grandi fabbriche e delle osterie di quartiere.

La competizione, che ha visto sfidarsi quattro ristoratori dalle visioni talvolta contrastanti, si è dipanata tra le mura di altrettanti locali, ciascuno con una propria filosofia. A rappresentare la memoria storica e la convivialità più genuina c’era Marco, titolare e responsabile di sala della Trattoria del Falabrach, un luogo che lui stesso descrive non semplicemente come un ristorante, ma come uno spazio di aggregazione e ricordo, dove l’atto del mangiare si fonde con il piacere della risata e la sensazione rassicurante di far parte di una grande famiglia; il suo menù, del resto, si propone come un vero e proprio viaggio nei sapori di un tempo, pensato per restituire ai commensali quelle sensazioni antiche che raccontano le radici e la cultura gastronomica della regione. Dall’altra parte, a incarnare una declinazione più moderna e ricercata della tradizione, c’era Roberto con la sua Piola Sabauda, dove l’atmosfera elegante, giocata su muri in pietra e arredi d’antan, si sposa con l’idea di un “oste moderno” che, pur rimanendo fedele al territorio attraverso ricette tramandate, cerca di offrire un’esperienza dal taglio più gourmet, quasi come se si fosse invitati a casa sua per condividere ricordi e sapori. E poi Francesca, cuoca e titolare della Trattoria Cecere, una piola storica degli anni Sessanta che profuma di familiarità grazie a tovaglie a quadri e arredi d’epoca, dove il rispetto delle radici si accompagna a qualche piccola, concessa libertà creativa.

A spuntarla, al termine delle scrupolose ispezioni e delle degustazioni comparative, è stata però un’altra realtà, quella de La Piola di Reaglie, guidata da un altro Marco, socio e titolare del locale. Questo storico locale, aperto nel lontano 1911 ai piedi delle colline torinesi, ha saputo convincere i giudici – ovvero gli stessi concorrenti e lo chef Borghese – per la sua capacità di offrire un’esperienza che è al tempo stesso un tuffo nel passato e un esempio di coerenza enogastronomica. L’atmosfera calda e autentica, fatta di tavoli in legno e di una mise en place rustica, ha il potere di far rivivere il fascino senza tempo di un luogo che ha visto passare generazioni di torinesi, proponendo un’idea di convivialità genuina, fatta di gesti sinceri e di sapori che richiamano immediatamente l’idea di casa. Il menù, profondamente radicato nella tradizione piemontese, ha convinto per la forte attenzione ai sapori genuini e alla qualità dei prodotti locali, elementi che hanno evidentemente fatto la differenza in una gara dove l’autenticità era il parametro principale.

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