L’India detta l’agenda sull’intelligenza artificiale, ma la governance resta un miraggio
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Redazione Esteri
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Si è chiuso domenica scorsa, al Bharat Mandapam di New Delhi, l’AI Impact Summit 2026, un appuntamento che il governo indiano aveva annunciato come il più grande e storico mai dedicato all’intelligenza artificiale. E numeri alla mano, l’asticella è stata piazzata in alto: centottanta delegazioni e quasi trecentomila partecipanti si sono dati appuntamento nella capitale indiana dal 16 al 20 febbraio, per quella che era la quarta edizione del vertice globale, la prima però ospitata nel Sud del mondo. La scelta della location non è casuale, così come non lo è il tentativo di Nuova Delhi di ridefinire il proprio ruolo in un sistema internazionale che, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, vede l’Occidente alle prese con una nuova fase di ridefinizione delle proprie alleanze e priorità. Non si è trattato, dunque, di una semplice fiera tecnologica, ma di un vero e proprio atto politico volto a posizionare l’India come leader del Global South nell’era dell’algoritmo -4.
La Dichiarazione di New Delhi, un successo diplomatico a metà
Il risultato più tangibile del summit è la cosiddetta “New Delhi Declaration on AI Impact”, un documento programmatico che è stato adottato il 21 febbraio e che ha raccolto un numero record di firme: ottantanove paesi e organizzazioni internazionali, un numero che supera le ottanta inizialmente previste e che va ben oltre i sessantuno firmatari del precedente vertice di Parigi -4. Tra i nomi spiccano quelli di Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Australia e Regno Unito, una lista eterogenea che dimostra la capacità dell’India di attrarre consensi trasversali, mettendo attorno allo stesso tavolo rivali geopolitici come Washington e Pechino -2-6. Il segretario del Ministero dell'Elettronica e della Tecnologia dell'Informazione, S. Krishnan, ha parlato di un successo nel “democratizzare” l'intelligenza artificiale, mettendo al centro del dibattito i principi di accesso e inclusività -8. Ma se da un lato l’ampiezza del consenso rappresenta una vittoria diplomatica per il primo ministro Narendra Modi, dall’altro il testo della dichiarazione rivela tutti i limiti di una governance globale ancora in alta mare.
La dichiarazione, infatti, si struttura attorno a sette pilastri che vanno dalla condivisione delle risorse alla sicurezza, passando per lo sviluppo del capitale umano -10. Tuttavia, si tratta di impegni volontari, privi di qualsivoglia meccanismo di enforcement. Lo ha chiarito senza troppi giri di parole Michael Kratsios, direttore dell’Ufficio per la politica scientifica e tecnologica della Casa Bianca, guidando la delegazione americana: Washington “rifiuta totalmente una governance globale dell’IA” -3. La posizione dell’amministrazione Trump, ribadita più volte durante i lavori, è quella di puntare sulla sovranità tecnologica dei singoli stati e sulla diffusione dello “American AI stack”, piuttosto che su accordi multilaterali vincolanti. Una linea che, di fatto, svuota di potere cogente qualsiasi dichiarazione congiunta.
Un’agenda cambiata, dalla sicurezza agli affari
Del resto, l’evoluzione di questi summit racconta bene come il baricentro del dibattito si sia spostato. Quando nel novembre del 2023 il Regno Unito organizzò il primo incontro a Bletchley Park, l’attenzione era focalizzata sui rischi esistenziali legati ai modelli di frontiera e sulla necessità di coordinare le risposte governative. Un’attenzione alla safety che è via via scemata nel summit di Seul del maggio 2024, fino ad arrivare alla deriva attuale. L’edizione parigina del febbraio 2025, voluta da Emmanuel Macron, aveva già spostato il focus sulla competitività del settore e sugli investimenti. L’India ha ereditato e persino accentuato questa traiettoria, trasformando l’AI Impact Summit in una grande expo commerciale, più che in un consesso di regolatori -4.
Nel padiglione espositivo, tra gli stand delle grandi aziende e le dimostrazioni di startup, non sono mancati gli investimenti. Si parla di impegni per oltre 250 miliardi di dollari in infrastrutture e di circa 20 miliardi per il venture capital nel deep tech. OpenAI e AMD hanno annunciato partnership con il gruppo Tata, mentre la startup locale Sarvam AI ha presentato con orgoglio un modello linguistico di trenta miliardi di parametri, pensato per gestire la complessità delle lingue indiane -4. Un segnale, quest’ultimo, che il paese sta cercando di costruire una propria sovranità tecnologica, sebbene gli esperti sottolineino come si tratti di un primo passo e non certo di un “momento DeepSeek” in grado di competere con i colossi cinesi o americani.
Luci e ombre dell’organizzazione
Eppure, l’ombra lunga del gap infrastrutturale e organizzativo ha accompagnato l’intera kermesse. Se da un lato il summit ha richiamato i big del settore – da Sam Altman di OpenAI a Sundar Pichai di Alphabet, fino a Demis Hassabis di Google DeepMind – dall’altro la macchina logistica ha mostrato più di una crepa. Delegati e visitatori sono rimasti per ore bloccati senza cibo né acqua a causa delle strette misure di sicurezza, e i blocchi stradali nel centro di New Delhi hanno paralizzato la città per giorni, rendendo difficoltoso persino per i relatori raggiungere il Bharat Mandapam -4. La capitale indiana, nonostante l’esperienza del G20 del 2023, non era preparata ad un flusso di centinaia di migliaia di persone concentrate in un unico luogo per quasi una settimana.
A ciò si aggiungono alcune figure imbarazzanti, come quella di un’università indiana scoperta a esporre un cane robot prodotto in Cina spacciandolo per una propria innovazione. Un episodio che, in un summit incentrato sulla sovranità tecnologica, ha sollevato più di una perplessità. Insomma, la sensazione, come scrive l’analista Soumyarendra Barik sull’Indian Express, è che per l’India questo sia stato un inizio importante, ma non certo un punto di arrivo -4. La capacità di convocare e di attrarre capitali c’è, ma la partita della governance globale dell’IA – quella vera, fatta di regole condivise e meccanismi vincolanti – resta ancora tutta da giocare.




