Poste punta al cloud nazionale e rassicura Agcom: “Nessuna conseguenza regolamentare”
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Redazione Economia
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L’audizione parlamentare sul nuovo contratto di programma per il servizio universale, quella che garantisce la consegna della corrispondenza su tutto il territorio nazionale, si è trasformata in un’occasione per fare chiarezza su due fronti strategici: l’infrastruttura digitale del Paese e gli equilibri nelle telecomunicazioni. L’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, ha confermato che sono in corso trattative con Cassa Depositi e Prestiti per rilevare quel 20% del Polo Strategico Nazionale attualmente detenuto da Cdp Equity. Un’operazione, quest’ultima, che consentirebbe al gruppo guidato da Del Fante di salire al 65% nella società di scopo, quella costituita appositamente per realizzare il cloud destinato alle Pubbliche Amministrazioni. L’obiettivo – va detto – non è meramente economico, bensì legato alla necessità di garantire autonomia tecnologica agli asset ritenuti critici per la sicurezza nazionale.
L’assenza di ripercussioni sul piano regolamentare secondo Agcom
Parallelamente, un altro tema caldo ha trovato risposta proprio durante la stessa audizione alla Camera. Il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Giacomo Lasorella, interpellato in merito all’offerta pubblica di acquisto lanciata da Poste Italiane su Tim, ha chiarito che da un punto di vista regolatorio “non vi sono conseguenze significative”. Ha spiegato, con una certa precisione tecnica, che la recente analisi di mercato condotta da Agcom aveva già inrato gli effetti della separazione della rete, quella conseguente allo scorporo dell’infrastruttura dall’ex monopolista telefonico. L’opas, pertanto, incide in modo marginale – solo per quanto riguarda l’integrazione di Poste Mobile con Tim e la coincidenza sostanziale del proprietario – lasciando inalterato il perimetro delle competenze dell’Autorità. Una dichiarazione, la sua, che ha sostanzialmente spianato la strada a eventuali sviluppi operativi senza sollevare ostacoli di natura concorrenziale.
Dal 1° maggio 2026 cambiano spedizioni, tempi e tariffe del servizio universale
Se il cloud e le opas rappresentano il futuro a medio termine, il presente immediato degli italiani sarà segnato da una modifica profonda nelle abitudini postali. Dal 1° maggio 2026, con l’entrata in vigore delle novità contenute nella Legge di Bilancio 2026, Poste Italiane avvia una riorganizzazione del servizio universale destinata a incidere sulla quotidianità di cittadini e imprese. Non è una rivoluzione improvvisa, si badi bene, quanto piuttosto l’esito di un processo già in atto da anni: da un lato il calo costante della corrispondenza tradizionale, dall’altro l’impennata delle spedizioni legate all’e-commerce. Cambieranno quindi le modalità di consegna, ad esempio con una minore frequenza per le aree meno densamente popolate, e subiranno una revisione le tariffe per i servizi più richiesti. La Posta Prioritaria, in particolare, vedrà modifiche nei tempi di recapito, mentre l’intero impianto contrattuale – è stato ribadito – resterà in vigore fino al 2036. Un arco temporale lungo, questo, che dovrebbe garantire stabilità dopo la scadenza del precedente accordo.
Le ragioni della svolta: la parabola discendente delle lettere tradizionali
A sostenere questa profonda revisione non c’è una scelta ideologica, bensì un dato ineludibile: il crollo verticale del volume di lettere e cartoline spedite ogni anno. Un fenomeno, questo, che ha spinto il ministero dell’Economia e lo stesso gestore a ripensare il perimetro del servizio universale, adeguandolo alla domanda reale. Le novità previste dal contratto 2026-2036 includono quindi un alleggerimento degli obblighi di recapito quotidiano laddove non più giustificati, e una maggiore attenzione alle consegne di pacchi e plichi commerciali. Per i clienti significa, in buona sostanza, doversi abituare a tempi di attesa leggermente più lunghi per la corrispondenza tradizionale, ma a una maggiore efficienza nelle spedizioni connesse agli acquisti online. L’audizione parlamentare, insomma, ha offerto un quadro a tre dimensioni: la spinta tecnologica del cloud nazionale, la neutralità regolamentare nell’operazione Tim, e la concreta riscrittura delle regole quotidiane per chi ancora usa francobolli e buste.




