Spesa farmaceutica, i numeri del Rapporto OsMed 2025 tra pediatria, over 65 e farmaci innovativi

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il quadro tracciato dall’Agenzia Italiana del Farmaco attraverso il Rapporto OsMed 2025, presentato nei giorni scorsi e analizzato nella sua seconda parte proprio per quanto concerne l’appropriatezza prescrittiva e le categorie terapeutiche emergenti, delinea un sistema sanitario in profonda trasformazione; se da un lato si consolida il ricorso ai farmaci equivalenti e biosimilari, con un occhio di riguardo alla sostenibilità economica e alla capillarità dell’offerta, dall’altro emergono dati che sollecitano una riflessione sulla gestione della cronicità e sulle nuove frontiere della

Biomedicina, come le terapie cellulari (ATMP) e i farmaci orfani, la cui presenza sul territorio italiano, sebbene ancora circoscritta, sta crescendo a ritmi sostenuti, complice un sistema regolatorio che cerca di bilanciare l’accesso precoce alle innovazioni con il rigore della valutazione farmacoeconomica.

L'appropriatezza prescrittiva e il fenomeno della politerapia negli over 65

Uno dei focus principali del rapporto riguarda l’analisi per fasce d’età, e i dati relativi alla popolazione anziana confermano una criticità ormai nota ma non per questo meno allarmante: la politerapia, intesa come assunzione concomitante di cinque o più principi attivi, rappresenta una pratica diffusa tra gli ultra65enni, con picchi significativi nelle regioni del Sud e nelle aree interne dove la medicina territoriale, pur svolgendo un ruolo essenziale di filtro, fatica a garantire un monitoraggio costante delle interazioni farmacologiche e degli effetti avversi, spesso sottostimati in una

Fascia demografica che accumula comorbilità e fragilità cliniche.

L’Agenzia sottolinea, in proposito, come l’appropriatezza non possa essere disgiunta da un’efficace integrazione tra ospedale e territorio, auspicando un rafforzamento dei percorsi di farmacovigilanza attiva e della digitalizzazione delle schede terapeutiche, strumenti che permetterebbero di ridurre il carico di medicinali potenzialmente inappropriati e di ottimizzare i regimi posologici, soprattutto in pazienti che, per età o per condizioni patologiche croniche, rappresentano i principali fruitori della spesa farmaceutica convenzionata e ospedaliera.

L'esplosione dei farmaci per il diabete e il cambio di passo nella gestione del sovrappeso

Il capitolo relativo ai farmaci metabolici, e in particolare agli analoghi del recettore GLP-1, ha attirato l’attenzione per la crescita esponenziale dei consumi, pari a un incremento dell'85,7% nel numero di confezioni erogate, mentre la spesa ha registrato un aumento del 75,8%; numeri, questi, che secondo gli estensori del rapporto vanno letti alla luce di un’espansione graduale delle indicazioni terapeutiche, perché se inizialmente questi principi attivi erano pressoché esclusivamente utilizzati per il diabete mellito di tipo 2, oggi la loro indicazione si è estesa alla gestione del

Sovrappeso e dell’obesità, patologie che in Italia interessano una quota crescente della popolazione adulta e che, fino a pochi anni fa, disponevano di opzioni farmacologiche decisamente più limitate.

Non si tratta, dunque, di un fenomeno improvviso o dovuto a mode passeggere, bensì di un vero e proprio cambio di paradigma nell’approccio alla malattia cronica, supportato da evidenze cliniche che dimostrano l’efficacia di queste molecole non solo sul controllo ponderale ma anche su parametri cardiovascolari e metabolici, anche se l’AIFA stessa, attraverso le precisazioni rese in merito ai criteri di valutazione dell’innovatività terapeutica, ha voluto ricordare che il concetto di "innovatività" non è assoluto ma strettamente dipendente dal contesto storico, regolatorio e dalle alternative

Disponibili al momento dell’immissione in commercio; una precisazione che assume un rilievo particolare nel dibattito attuale sui farmaci anti-obesità, alcuni dei quali sono stati oggetto di valutazioni contrastanti da parte della Commissione Scientifica Economica del farmaco, proprio a causa dei costi elevati e dell’incertezza sugli effetti a lunghissimo termine.

Pediatria e psicofarmaci: un dato che accende i riflettori sulla salute mentale dei minori

La fascia d’età pediatrica, che tradizionalmente assorbe una quota minore della spesa farmaceutica complessiva, mostra tuttavia un segnale di allarme legato all’incremento nell'impiego di psicofarmaci; un incremento che, secondo gli esperti dell’OsMed, riflette la crescente attenzione verso i disturbi del neurosviluppo, dell’ansia e dell’umore tra gli adolescenti e i preadolescenti, ma che al contempo solleva interrogativi sulla durata dei trattamenti e sulla loro appropriatezza rispetto a percorsi di psicoterapia e interventi psicosociali, che spesso restano sottodimensionati nel nostro

Servizio Sanitario Nazionale. Il rapporto non fornisce una correlazione diretta con il periodo pandemico, ormai alle spalle, ma lascia intendere che gli effetti sul benessere mentale delle nuove generazioni potrebbero avere una persistenza tale da giustificare un monitoraggio strutturale e una maggiore formazione dei pediatri di libera scelta, chiamati a districarsi tra segnali comportamentali e quadri clinici complessi.

Il consolidamento degli equivalenti e i nuovi orizzonti delle terapie avanzate

Sul fronte dell’economicità e dell’accessibilità, il rapporto registra il consolidamento dei farmaci equivalenti, che ormai rappresentano una fetta rilevante dei consumi pro capite, e dei biosimilari, la cui penetrazione nel mercato italiano ha superato le previsioni per molte classi terapeutiche strategiche, come gli anticorpi monoclonali impiegati in oncologia e reumatologia; un risultato che, stando all’analisi dell’AIFA, è frutto di politiche di incentivazione mirate e di campagne informative rivolte sia ai prescrittori sia ai cittadini, oltre che di un sistema di governance che premia le

Regioni virtuose nell’adozione di questi prodotti a parità di efficacia.

Al contempo, però, il progresso tecnologico si manifesta nelle cosiddette terapie cellulari e geniche (ATMP) e nei farmaci orfani, destinati a patologie rare e spesso devastanti; si tratta di trattamenti che, per la loro complessità produttiva e per i costi unitari elevatissimi, impongono una riflessione sulla sostenibilità e sulle modalità di rimborso, senza che ciò possa tradursi in un freno all’innovazione, bensì in una sfida per i decisori pubblici chiamati a definire criteri di priorizzazione trasparenti e basati sul valore aggiunto clinico.

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