Starmer contestato a Golders Green: fischi e “Jew harmer” dopo l’accoltellamento

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’aria, a Golders Green, era quella dei giorni peggiori, quando la paura si mescola alla rabbia e nemmeno la presenza del primo ministro – giunto per offrire sostegno dopo l’attacco con coltello del 29 aprile – riesce a placare gli animi. Keir Starmer, accolto da un cordone di agenti e da un gruppo nutrito di manifestanti, ha dovuto fare i conti con una contestazione aspra e viscerale, mentre faceva il suo ingresso nel quartiere del nord di Londra che, solo ventiquattr’ore prima, aveva visto due uomini aggrediti davanti a una sinagoga. A urlargli contro, c’era chi lo ritiene corresponsabile, per omissione, di un clima di crescente ostilità; cartelli ben visibili, come quello che lo apostrofava "Keir Starmer, Jew harmer" – letteralmente “colui che colpisce gli ebrei” – e cori di “Shame” (vergogna) hanno segnato il suo passaggio, mentre i volontari del soccorso e le forze dell’ordine cercavano di tenere separate le fazioni in un clima rovente.

L’ombra del coltello e la furia dei residenti

L’episodio che ha innescato la protesta – l’accoltellamento di due membri della comunità ortodossa, un uomo di 34 anni e un altro di 76, le cui condizioni sono state giudicate stabili ma gravi – rappresenta soltanto l’ultimo, drammatico tassello di un’escalation che tiene in scacco la capitale. L’aggressore, un quarantacinquenne britannico di origine somala bloccato sul posto dai membri dello Shomrim (il gruppo di sicurezza volontaria) prima dell’arrivo della polizia, ha un passato segnato da violenze e problemi di salute mentale; gli inquirenti, che stanno trattando il caso come atto terroristico, hanno comunque escluso, almeno nelle fasi iniziali, la presenza di complici diretti, anche se resta alta l’attenzione sui legami con ambienti estremisti. Non è un caso isolato, questo, se si considera che l’area era già stata teatro di un incendio doloso – solo un mese fa – che aveva distrutto quattro ambulanze dell’organizzazione ebraica Hatzola, la stessa che mercoledì ha prestato i primi soccorsi alle vittime.

Le promesse del premier e la stretta sulla sicurezza

In risposta a quella che il governo ha definito una vera e propria emergenza, lo stesso Starmer – criticato duramente non solo dai residenti ma anche dal governo israeliano, che lo accusa di tollerare un clima da “polveriera” – ha annunciato un giro di vite immediato: 25 milioni di sterline aggiuntivi (che portano il totale a 58) saranno destinati a rafforzare la protezione di sinagoghe, scuole e centri comunitari, con un incremento delle pattuglie miste e l’impiego di agenti in borghese nei quartieri sensibili. Parallelamente, il ministero dell’Interno ha innalzato il livello di minaccia terroristica a “grave”, il quarto gradino di una scala di cinque, un segnale inequivocabile che, nelle valutazioni degli apparati di intelligence, un nuovo attacco è considerato “altamente probabile” nei prossimi mesi.

Un clima di sfiducia e la sfida della coesione

Nonostante le rassicurazioni, a Golders Green la frattura appare profonda e difficilmente sanabile con i soli fondi o con l’aumento della presenza poliziesca; alcuni dei presenti, come riportato dalla stampa locale, hanno rivendicato il diritto a non vivere “come in una fortezza”, chiedendo azioni politiche più incisive per reprimere i discorsi d’odio che spesso accompagnano le manifestazioni filo-palestinesi nella capitale. La visita di Starmer, che pure ha ribadito in un discorso televisivo la necessità di “aprire gli occhi sulla sofferenza della comunità ebraica”, si è così trasformata in un boomerang politico, mettendo in luce la fragilità di un esecutivo laburista che, nonostante le condanne ufficiali, fatica a contenere la spirale di violenza e a riconquistare la fiducia di chi, oggi, si sente preso di mira per la propria fede.

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