Keir Starmer fischiato a Golders Green: «Nemico degli ebrei», la folla contesta il premier sul luogo dell’accoltellamento
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Redazione Esteri
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Londra sembra aver smarrito la bussola della tolleranza, e il luogo simbolo di questo naufragio è Golders Green, il quartiere a nord della capitale dove la comunità ebraica, da decenni pilastro del tessuto sociale londinese, vive oggi sotto scorta. Quando l’auto del primo ministro Keir Starmer è arrivata giovedì per visitare l’area teatro del duplice accoltellamento di mercoledì – un attentato che ha ferito gravemente due uomini di 34 e 76 anni davanti a una sinagoga – non ha trovato solidarietà, ma un muro di fischi e cartelli indignati. «Keir Starmer, Jew Harmer», recitavano alcuni striscioni, un gioco di parole crudele che trasforma il capo del governo in un «aggressore di ebrei»; altri manifestanti hanno scandito «traditore» e «vergogna», mentre circa un centinaio di persone si stringevano dietro le transenne della polizia.
L’amarezza, per certi versi, è figlia della paura più profonda. Questo attacco non è un episodio isolato, ma l’ennesimo anello di una catena di violenze che sta riplasmando le abitudini di una delle comunità più osservanti della capitale: solo il mese scorso, le ambulanze dell’organizzazione ebraica Hatzola – che Starmer era venuto proprio a ringraziare – erano state date alle fiamme in un incendio doloso nella stessa area. La folla, riunita proprio fuori dalla sede dei soccorritori, ha manifestato un senso di abbandono difficile da placare. La polizia metropolitana ha ufficialmente trattato l’aggressione come un atto terroristico, rivelando che il sospetto autore, un cittadino britannico di 45 anni originario della Somalia, ha un «passato di violenza» e problemi di salute mentale, ed era già noto al programma governativo di prevenzione radicale “Prevent”.
I volontari dello Shomrim bloccano l’aggressore prima dell’arrivo della polizia
Mentre la politica brancola nel buio della contestazione, sono ancora una volta le reti di autocoscienza ebraica a garantire la sopravvivenza fisica dei fedeli. Mercoledì, poco dopo l’accoltellamento, sono stati gli agenti del servizio di vigilanza Shomrim – volontari in uniforme che pattugliano il quartiere – a intervenire per primi, bloccando l’uomo armato di coltello e tenendolo in custodia fino all’arrivo delle forze dell’ordine, che hanno dovuto utilizzare un taser per immobilizzarlo definitivamente. Le due vittime, colpite mentre si trovavano nei pressi del luogo di culto, sono state soccorse proprio dai paramedici di Hatzola, quella stessa organizzazione i cui mezzi erano stati incendiati poche settimane fa.
Questa dinamica – la comunità che si autoprotegge in attesa di uno Stato che appare lento e inefficace – alimenta la rabbia che giovedì si è riversata contro Starmer. «Non so se dovrei riconsiderare in quale parte del mondo vivere», ha detto Sophia Ziff alla BBC, esprimendo il senso di insicurezza diffuso tra i residenti, i quali non si sentono supportati nonostante le rassicurazioni verbali del premier. E un’altra manifestante, Niaz Maleknia, ha rincarato la dose, accusando Starmer di essere troppo morbido con l’Iran, che lei considera la matrice occulta di queste violenze, e chiedendo la messa al bando del delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
Un milione di sterline per la sicurezza ma la sfiducia resta alta
La risposta di Downing Street, annunciata proprio mentre il premier veniva contestato, è stata l’iniezione di liquidità fresca: 25 milioni di sterline aggiuntivi (quasi 30 milioni di euro) per la protezione delle comunità ebraiche, portando il totale annuo a 58 milioni. I fondi serviranno ad aumentare le pattuglie in borghese e in divisa, oltre che a rafforzare la sicurezza di sinagoghe, scuole e centri comunitari. La ministra dell’Interno, Shabana Mahmood, ha definito la situazione un’emergenza nazionale, promettendo leggi più severe per colpire le organizzazioni estremiste che operano per procura di Stati esteri.
Ma per i residenti di Golders Green, i soldi non bastano a sanare la ferita dell’abbandono percepito. Il governo ha anche confermato di voler esaminare «misure ulteriori» riguardanti le proteste di piazza, spesso accusate di alimentare il clima antisemita, anche se i dettagli restano vaghi. La sensazione, alimentata dalla stampa conservatrice e dalle parole del governo israeliano, è che Starmer – il cui stesso partito è stato in passato infestato da accuse di antisemitismo sotto la leadership di Jeremy Corbyn – faccia fatica a trovare il giusto tono, diviso tra la difesa ferrea di Israele e la necessità di non alienarsi una base elettorale musulmana che in passato lo ha sostenuto.
L’ombra delle elezioni e le critiche di Israele sulla gestione della sicurezza
L’accoltellamento arriva in un momento politicamente micidiale, a poco più di una settimana da elezioni locali che, secondo i sondaggi, potrebbero infliggere una batosta storica ai laburisti. L’opposizione conservatrice ha già alzato il tiro, con il portavoce Chris Philp che invoca la deportazione degli stranieri con idee estremiste. E mentre la polizia antiterrorismo indaga per capire se dietro il gesto del 45enne ci sia una regia esterna – un gruppo legato all’Iran ha rivendicato l’attacco, ma Scotland Yard ha accolto la notizia con scetticismo – le critiche internazionali si fanno sempre più pressanti.
L’ufficio del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha tuonato contro la «debolezza» del governo britannico, affermando che «le parole non bastano più per contrastare questa piaga» e chiedendo azioni concrete per proteggere gli ebrei d’Inghilterra. Una pressione notevole per Starmer, che nel tentativo di mostrarsi vicino alla comunità si è presentato a Golders Green, salvo venire rispedito al mittente dai fischi di coloro che, paradossalmente, è venuto a difendere. La visita, piuttosto che una foto di solidarietà, è diventata l’immagine cruda di una nazione in cui la paura ha rotto ogni argine della fiducia istituzionale.




