L'FBI indaga su Steam dopo la scoperta di sette giochi contenenti malware
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La popolare piattaforma di distribuzione digitale Valve, nota al pubblico dei giocatori semplicemente come Steam, si trova al centro di un'indagine federale condotta dall'FBI; il motivo, come emerso nelle ultime ore dagli uffici della divisione di Seattle, riguarda la pubblicazione di alcuni titoli che nascondevano al loro interno pericolosi codici malevoli. L'agenzia governativa, con una mossa che gli investigatori definiscono inusuale per il settore dei videogiochi, ha ufficialmente avviato una chiamata pubblica per rintracciare tutte le potenziali vittime, vale a dire gli utenti che, scaricando quei prodotti, potrebbero aver inconsapevolmente trasformato il proprio computer in un veicolo per il furto di dati sensibili.
L'arco temporale preso in esame dagli agenti federali copre un periodo piuttosto ampio, che va da maggio 2024 fino a gennaio 2026, durante il quale un numero ancora imprecisato di malintenzionati avrebbe sfruttato la vetrina di Steam per distribuire il proprio carico digitale. I sette giochi attualmente finiti nel mirino dell'indagine, tutti rimossi dallo store dopo la scoperta delle anomalie, si chiamano BlockBlasters, Chemia, Dashverse (noto anche come DashFPS), Lampy, Lunara, PirateFi e Tokenova; titoli che, salvo alcuni casi specifici, non avevano certo raggiunto la popolarità dei tripla A, ma che proprio per la loro natura di produzioni minori o indipendenti potevano più facilmente eludere i controlli automatici. Il meccanismo della truffa, stando alle prime ricostruzioni, sembra essere stato particolarmente insidioso: gli autori dei malware non si limitavano a pubblicare il gioco infetto, ma in alcuni casi aggiornavano il codice dopo il lancio, trasformando un'apparentemente innocua patch in un cavallo di Troia progettato per rubare password, cookie di sessione e persino criptovalute dai portafogli digitali delle ignare vittime.
Il modus operandi degli attacchi e la vulnerabilità della piattaforma
Il caso di PirateFi, ad esempio, era già esploso nel febbraio del 2025: si trattava di un gioco free-to-play che, dopo alcuni giorni di permanenza sulla piattaforma, aveva iniziato a diffondere un infostealer chiamato Vidar, capace di compromettere account e credenziali. Ancora più eclatante, però, fu la vicenda legata a BlockBlasters, un Titolo bidimensionale pubblicato a luglio e che, un mese più tardi, attraverso un aggiornamento malevolo, riuscì a sottrarre circa 150mila dollari in criptovalute a 261 utenti; tra questi, la stampa specializzata ha riportato il caso di un noto streamer che perse oltre 32mila dollari durante una diretta benefica per la raccolta fondi destinati alle cure di un tumore.
Non è la prima volta, per la precisione, che la sicurezza dei depositi digitali di Valve viene messa in discussione, e la stessa mole di titoli pubblicati annualmente – si parla di decine di migliaia di uscite – rende oggettivamente complesso per l'azienda garantire uno screening approfondito per ogni singola riga di codice. La preoccupazione dell'FBI, che ha aperto un modulo dedicato sul proprio sito web per raccogliere le testimonianze, non si limita però ai soli fatti già noti, ma mira a comprendere se dietro questi sette episodi specifici si celi un'unica regia, un gruppo organizzato che avrebbe pianificato l'intera operazione per colpire il maggior numero possibile di giocatori.
Il ruolo dell'FBI e la ricerca delle vittime
L'appello lanciato dagli agenti di Seattle, quindi, non va interpretato come un semplice avviso, bensì come un atto dovuto per identificare ufficialmente le persone offese dal reato, un passaggio obbligato – spiegano le autorità – affinché le vittime possano, in futuro, vedersi riconosciuti eventuali risarcimenti o servizi di assistenza previsti dalla legge federale e statale. La riservatezza, assicurano dall'FBI, sarà garantita a tutti coloro che decideranno di collaborare, e le informazioni raccolte serviranno agli inquirenti per delineare con maggiore precisione i contorni di una vicenda che potrebbe avere implicazioni ben più vaste di quanto si pensi.
Curiosamente, tra i titoli elencati nel rapporto, Lampy risulterebbe ancora disponibile per il download gratuito su Steam, e questo ha generato una certa confusione tra gli utenti, i quali si chiedono se si tratti dello stesso gioco finito sotto inchiesta o di un caso di omonimia; in ogni caso, in attesa di chiarimenti, fonti vicine alla cybersicurezza sconsigliano vivamente di installarlo.




