La risposta della ex dopo la confessione di Laegreid: «È difficile perdonare, anche davanti al mondo intero»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Le dichiarazioni d’amore, quando arrivano dopo una frattura, possono assumere la forma di un boomerang. Sturla Holm Laegreid, il biatleta norvegese classe 1997 che martedì ha pianto davanti alle telecamere della Nrk dopo essersi aggiudicato il bronzo nella 20 km individuale di Anterselva – la sua prima medaglia olimpica individuale, peraltro –, aveva immaginato che la sua confessione pubblica potesse funzionare da viatico per un perdono che, stando alle cronache, non è ancora arrivato. Aveva parlato di lei, la donna che sei mesi fa aveva definito «l’amore della mia vita, la persona più bella e straordinaria del mondo», e aveva raccontato l’errore: un tradimento, avvenuto tre mesi or sono, e la successiva ammissione, fatta sette giorni prima dei Giochi, che gli è costata la fine della relazione. L’atleta, visibilmente scosso, aveva definito quella precedente alla gara la «settimana peggiore della mia esistenza», aggiungendo – con una metafora che ha colpito molti – di aver perso una medaglia d’oro ben più preziosa di quella vinta sugli sci.

Eppure, a giudicare dalle parole che l’ex compagna ha affidato al quotidiano norvegese Verdens Gang, la strategia dell’espiazione in mondovisione non ha sortito l’effetto sperato. La giovane donna, della quale i media continuano a rispettare l’anonimato, ha rotto il silenzio con una secchezza che stride con la retorica lacrimogena del campione. «È difficile perdonare», ha scritto, «anche dopo una dichiarazione d’amore davanti al pianeta intero». Una frase, la sua, che pesa come un macigno non solo sul tentativo di riconciliazione, ma anche sulla natura stessa del gesto di Laegreid. Perché, nel suo racconto, non c’è traccia di commozione per quella che molti hanno letto come una scena da kolossal hollywoodiano. C’è, invece, la rivendicazione di un diritto negato: quello a elaborare il dolore lontano dai riflettori. «Non ho scelto di essere messa in questa posizione», ha proseguito, «ed è doloroso ritrovarmici».

L’intervista che ha cambiato il racconto dei Giochi

L’abbraccio con la telecamera, le guance rigate di pianto, la voce rotta dalla fatica fisica e da quella emotiva: l’intervista post-gara di Laegreid è apparsa subito atipica per il genere sportivo, refrattario per natura a derive così intimiste. Il biatleta ha parlato di solitudine, di sguardi che immaginava puntati altrove, di un successo che sembrava privo del suo naturale destinatario. «Vorrei solo poter condividere tutto questo con lei», ha sussurrato, quasi parlando tra sé. In quelle immagini, la medaglia appesa al collo appariva quasi un accessorio incongruo, un dettaglio tecnico dentro un dramma privato. Ma la reazione della diretta interessata – asciutta, misurata, priva di qualunque cedimento sentimentale – ha ridefinito i termini della vicenda. L’ex fidanzata non ha messo in dubbio la sincerità del pentimento, ma ha implicitamente contestato l’uso dello spazio pubblico come arena per la riconquista.

Le scuse formali e il disagio di una squadra

Il giorno seguente, Laegreid ha fatto un passo indietro. Attraverso una dichiarazione diffusa dalla federazione norvegese, ha preso atto che il tempismo era stato quanto meno inopportuno. Le sue scuse sono andate in due direzioni precise: da un lato verso Johan-Olav Botn, il compagno di squadra ventiquattrenne che quella stessa gara l’aveva vinta, centrando tutti e venti i bersagli e dedicando l’oro all’amico Sivert Guttorm Bakken, trovato senza vita in una camera d’albergo lo scorso dicembre; dall’altro, nuovamente, verso la sua ex, scusandosi per averla «trascinata sotto i riflettori dei media senza il suo consenso». Botn, interpellato sulla bufera mediatica che ha rischiato di offuscare il suo trionfo, ha liquidato la questione con distacco: «Non mi lascio coinvolgere, per me resta innanzitutto una vittoria personale». Una risposta, la sua, che molti hanno letto come una censura implicita, sebbene educata, al collega.

Critiche e sostegni nel dibattito pubblico

Il mondo dello sport norvegese, tradizionalmente incline a proteggere i suoi campioni, si è spaccato. Johannes Thingnes Bø, cinque ori olimpici e punto di riferimento del biathlon mondiale, è stato tranchant: «Tempo, luogo e contesto erano completamente sbagliati». Therese Johaug, leggenda dello sci di fondo, ha rincarato la dose dichiarando di non aver mai visto «un’intervista simile, nel posto e nel momento più sbagliati». Dall’altra parte, qualcuno ha letto nella fragilità esibita dal ventottenne di Bærum un segnale di cambiamento culturale, l’ammissione che anche un atleta al culmine della carriera possa crollare sotto il peso delle proprie scelte private. Ma sono voci che, almeno per ora, non trovano corrispondenza nelle parole della donna che quel tradimento l’ha subito. Lei, che non ha chiesto né telecamere né medaglie, continua a difendere il perimetro della propria sofferenza. Il perdono, sembra suggerire la sua dichiarazione al giornale, non si ottiene per acclamazione.

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