Missili ipersonici russi in Bielorussia, le immagini satellitari confermano il dispiegamento
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Redazione Esteri
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Il fianco orientale dell'Europa registra un nuovo e inquietante sviluppo strategico, che gli analisti militari seguivano da mesi attraverso le dichiarazioni, a tratti contraddittorie, dei leader di Mosca e Minsk. Attraverso l'analisi di immagini satellitari commerciali, due ricercatori statunitensi hanno infatti identificato con un elevato grado di certezza il dispiegamento di lanciatori mobili per missili balistici ipersonici Oreshnik in territorio bielorusso, in una ex base aerea non lontano dalla città di Krichev. Una collocazione geografica che, come sottolineano gli esperti, porrebbe queste armi – capaci di viaggiare a velocità superiori a Mach 10 e di essere armate con testate nucleari – in una posizione tale da ridurre drasticamente i tempi di preavviso per un eventuale attacco verso diversi obiettivi nel continente europeo.
La conferma visiva dalle orbite
A fornire la prova visiva di quanto fino a ieri era annunciato o smentito secondo le convenienze diplomatiche del momento sono stati Jeffrey Lewis del Middlebury Institute e Decker Eveleth del centro di ricerca CNA, i quali, esaminando i dati di Planet Labs, hanno potuto affermare con una probabilità stimata al novanta per cento la presenza dei sistemi d'arma russi. Questi lanciatori, la cui mobilità ne rende complessa la localizzazione permanente, sono stati rilevati in un'area che dista poche centinaia di chilometri sia dalla capitale bielorussa che da Mosca, configurando uno schieramento avanzato che modifica gli equilibri di deterrenza nella regione. La guerra in Ucraina, del resto, ha dimostrato quanto l'accesso pubblico a immagini satellitari ad alta risoluzione abbia ormai reso trasparenti movimenti di truppe e mezzi che un tempo rimanevano avvolti nel segreto, come quelli che precedettero l'invasione su larga scala nel febbraio del 2022.
Gli annunci che precedevano il fatto compiuto
Il posizionamento degli Oreshnik non giunge inaspettato, poiché già nel dicembre dello scorso anno, durante un incontro con Alexander Lukashenko, era stato lo stesso presidente russo a dichiarare che tali sistemi sarebbero stati dislocati in Bielorussia nella seconda parte del 2025. Quell'annuncio, accolto con allarme dalle cancellerie occidentali, si inseriva in una più ampia e dichiarata revisione della dottrina strategica di Mosca, la quale prevede per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda lo stazionamento permanente di armi nucleari tattiche al di fuori dei propri confini nazionali. Una settimana fa, senza offrire dettagli operativi, Lukashenko aveva a sua volta confermato l'avvenuto schieramento dei primi esemplari, gettando una luce sinistra sulle precedenti assicurazioni di Mosca, le quali continuano a insistere sulla natura difensiva delle proprie mosse e ad accusare la Nato di preparativi ostili.
Le implicazioni per la sicurezza continentale
La presenza di missili ipersonici a così breve distanza dai confini dell'Unione Europea rappresenta una sfida militare e politica di prim'ordine, poiché la loro velocità estrema e la traiettoria manovrabile rendono estremamente difficile per gli attuali sistemi di difesa aerea intercettarli con successo. Questo sviluppo, che alcuni considerano una risposta all'assistenza militare occidentale a Kiev, costringe gli stati membri della Nato a ricalcolare i propri parametri di sicurezza e i tempi di reazione, in uno scenario in cui la posta in gioco si fa ogni giorno più alta. La risposta dell'Alleanza Atlantica, per il momento, è rimasta cauta nei toni pubblici, mentre si intensificano le analisi tecniche per valutare l'esatta portata della minaccia e le possibili contromisure, in un contesto internazionale già segnato dalle tensioni generate dal conflitto in Ucraina e dall'ascesa di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti.




