Università di Catanzaro: accuse di corruzione e maltrattamenti
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Redazione Interno
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All'Università Magna Graecia di Catanzaro, i laboratori di ricerca si sono trasformati in luoghi di orrore, dove centinaia di cavie sono state sacrificate inutilmente a causa delle condizioni precarie in cui vivevano, rendendo inattendibili gli esperimenti. Topi decapitati senza anestesia, lanciati contro i muri e soppressi senza rispettare le procedure e i protocolli previsti dalla legge: queste sono solo alcune delle atrocità emerse dall'inchiesta che ha scosso l'ateneo e l'Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Catanzaro.
Secondo quanto riportato dall'Ansa, i laboratori scientifici, noti come stabulari, presentavano numerose criticità igieniche e ambientali, che avrebbero dovuto essere rilevate dai veterinari incaricati dei controlli. Tuttavia, un "collaudato sistema illecito" ha permesso che le ispezioni fossero pilotate per ottenere l'attestazione di regolarità delle ricerche e evitare la revoca dei finanziamenti ministeriali, ammontanti a circa due milioni di euro per vari progetti.
Giuseppe Caparello, direttore della struttura complessa del Servizio veterinario dell'Asp di Catanzaro dal 2018 e del dipartimento di prevenzione dell'Asp di Catanzaro dal 2020, avrebbe dato ordine agli ispettori di chiudere un occhio sulle criticità rilevate nei laboratori di ricerca dell'università. Questo sistema illecito, che coinvolgeva anche i vertici dell'ateneo, ha permesso che le pessime condizioni dei laboratori passassero inosservate, compromettendo il benessere degli animali utilizzati per la ricerca.
Domenico Britti, presidente dell'Organismo preposto al benessere animale dell'università, aveva già previsto il coinvolgimento di tutti gli attori in questo scandalo, affermando che "muoia Sansone con tutti i filistei".




