Amedeo Bagnis sfiora il podio e chiude quinto: suo il miglior risultato azzurro nello skeleton da settantasette anni a questa parte
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Il sogno di una notte di mezza olimpiade, per Amedeo Bagnis, si è infranto per soli trentaquattro centesimi di secondo. Una manciata di centesimi che valgono la differenza tra una medaglia di bronzo e un diploma olimpico, tra l’abbraccio del podio e il calore, pur intenso, di un quinto posto che profuma di storia. È accaduto sul budello del Cortina Sliding Centre, intitolato a Eugenio Monti, dove il ventiseienne di Tricerro, portacolori dell’Esercito e orgogliosamente alpino, ha scritto comunque una pagina importante per lo skeleton italiano. Di fronte a un pubblico che tratteneva il fiato, e con gli amici e i pensionati del suo paese radunati nel salone pluriuso per spingerlo, Bagnis ha dato vita a una gara praticamente perfetta, a tratti impeccabile, come hanno raccontato i cronometri, ma non è bastato per salire sul terzo gradino del podio.
La gara maschile, che assegnava uno dei primi titoli di questi Giochi di Milano Cortina, ha avuto un dominatore assoluto. Il britannico Matt Weston, ventottenne campione mondiale in carica e dominatore della Coppa del Mondo, ha letteralmente riscritto i parametri della pista ampezzana. In quattro discese, Weston ha infranto per quattro volte il record del tracciato, sigillando una prestazione mostruosa con il tempo totale di 3 minuti, 43 secondi e 33 centesimi. Una vittoria che non ammette repliche, come testimoniato dal distacco siderale inflitto ai due tedeschi che completano il podio: l’argento è andato ad Axel Jungk, staccato di 88 centesimi, mentre il bronzo è stato appannaggio di Christopher Grotheer, il campione uscente di Pechino 2022, giunto a 1 secondo e 7 millesimi dall’oro. Alle loro spalle, a interrompere il dominio tedesco, si è inserito il quarto posto del cinese Chen Wenhao, il vero ago della bilancia che ha negato la medaglia a Bagnis.
Per l’azzurro, autore di una prestazione lineare e di grande sostanza, la quarta posizione di Chen è stata una condanna senza appello. Nella seconda e decisiva giornata di gare, Bagnis è stato chiamato a difendere quel terzo posto provvisorio conquistato al termine delle prime due manche. La pressione, però, era destinata a farsi sentire: nella terza discesa, complice forse la tensione o una minima incertezza nel settore centrale della pista, ha perso qualche centesimo prezioso, scivolando al quinto posto e cedendo il passo proprio al tedesco Grotheer e al cinese Chen. La quarta e ultima run, l’ultima chance per rientrare in zona medaglie, è stata combattuta con il coltello tra i denti: Bagnis ha spinto forte, ha viaggiato pulito, ma il tempo di 3 minuti, 44 secondi e 74 centesimi complessivi lo ha fotografato al quinto posto, a soli quindici centesimi dal cinese e a trentaquattro dal tedesco Grotheer, ultimo uomo sul podio.
Nonostante la delusione per un podio sfiorato in maniera così netta, l’impresa del piemontese non può passare inosservata. Il suo quinto posto rappresenta il miglior risultato di un italiano nello skeleton maschile ai Giochi Olimpici Invernali dall’epoca di Nino Bibbia, l’unico italiano capace di vincere l’oro, ed era il lontano 1948 a St. Moritz. Un dato che mette in risalto la caratura dell’atleta e il valore di una gara condotta sempre ai massimi livelli contro i pià forti interpreti mondiali della specialità. Per completare il quadro azzurro, l’altro italiano in gara, Mattia Gaspari, ha concluso la sua Olimpiade casalinga in tredicesima posizione, un piazzamento onorevole che testimonia la crescita del movimento, ma che lo colloca in una posizione di classifica lontana dai riflettori del podio.
Il dominio incontrastato di Matt Weston e la delusione per l’azzurro
L’analisi delle frazioni di gara racconta meglio di qualsiasi commento l’imponenza della prestazione del britannico. Weston non ha semplicemente vinto, ha dominato, trasformando ogni run in una esibizione di forza e tecnica. I suoi parziali parlano chiaro: 56.21, 55.88, 55.63 e infine 55.61, una progressione impressionante che dimostra come l’atleta fosse in una forma straripante e in grado di spingere il limite sempre un po’ più in là. Per gli avversari, e per Bagnis che pure viaggiava su tempi di assoluto rispetto, non c’è stata storia fin dalla prima discesa. L’unica lotta vera, per l’azzurro, è stata quella per le posizioni di rincalzo, una battaglia persa per un soffio ma combattuta fino all’ultimo metro di ghiaccio.
L’impresa sfiorata di Bagnis nella notte di Cortina
Nel salotto buono dello sport mondiale, con le Olimpiadi di casa a fare da cornice, Amedeo Bagnis ha assaggiato per due giorni l’ebbrezza della top ten mondiale, trovandosi a lottare gomito a gomito con i mostri sacri dello skeleton. La sua gara, al netto del risultato finale, è stata un crescendo di responsabilità e consapevolezza, un bagaglio di esperienza che peserà nel prosieguo della carriera. Per l’Italia dello skeleton, abituata a recitare un ruolo da comprimario, il quinto posto di Cortina rappresenta una pietra miliare, un punto di partenza per costruire un futuro che, grazie a Bagnis, appare meno lontano dalle luci della ribalta.




