Tragedia di Cene, il messaggio prima dell’ultimo sparo: «Non reggo più»
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Redazione Interno
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L’orologio a pendolo e la cornice d’argento con le foto dei figli restano immobili alle spalle del pm Giampiero Golluccio e dei militari del Ris, mentre la luce del pomeriggio filtra attraverso le finestre dell’appartamento dove, poche ore prima, sette colpi di pistola hanno trasformato una casa qualunque nel teatro di una tragedia. Sette, non due come si era detto inizialmente. Almeno due hanno colpito Elena Belloli, 52 anni, architetto, centrandola alla testa e al petto; l’ultimo, invece, è stato quello che Rubens Bertocchi, 54 anni, guardia giurata, ha riservato a se stesso dopo aver ucciso la moglie. Un proiettile dritto al cuore, mentre l’eco dello sparo precedente ancora rimbombava tra le pareti della loro abitazione a Cene, nella Bergamasca.
«L’ho uccisa, ora tocca a me»: è il messaggio che Bertocchi ha inviato a un amico prima di compiere il gesto estremo. Un biglietto di addio che, insieme alle indagini ancora in corso, potrebbe aiutare a ricostruire il movente di un omicidio-suicidio che ha lasciato senza parole chi conosceva la coppia. Nessun segnale di crisi, nessun precedente di violenza, almeno stando alle testimonianze di chi frequentava i due. Lui, reduce da due gravi malattie e licenziato dopo il fallimento del negozio di famiglia – chiuso a causa della pandemia – aveva trovato lavoro come custode. Lei, professionista affermata, sembrava vivere un matrimonio senza apparenti tensioni.




