Bergamo, omicidio di Elena Belloli: la Rete contro la violenza scende in piazza
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Redazione Interno
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Domenica piazza Bergamo si riempirà di voci che chiedono giustizia per Elena Belloli, la donna uccisa dal marito giovedì 5 giugno nella loro casa a Cene, in Val Seriana. La Rete bergamasca contro la violenza di genere non usa mezzi termini: «Non è una tragedia familiare, non è un omicidio-suicidio. È un femminicidio». Elena, 51 anni, impiegata e madre di due figli di 11 e 20 anni, è stata freddata a colpi di pistola da Rubens Bertocchi, 54enne guardia giurata, che poi si è tolto la vita.
Le amiche la ricordano così: «Solare, sempre con il sorriso». I messaggi lasciati sui social, strazianti, parlano di una donna amata, la cui assenza lascia un vuoto incolmabile. «Proteggi da lassù i tuoi ragazzi», scrive una di loro. In paese, dove la coppia era considerata ben inserita, lo sgomento è palpabile. «Li vedevamo sempre insieme, mai avremmo immaginato», dicono i concittadini, mentre i carabinieri interrogano i familiari per ricostruire gli ultimi momenti.
Bertocchi, stando alle prime indiscrezioni, avrebbe lasciato un messaggio a un amico della moglie prima del gesto estremo, alimentando l’ipotesi della gelosia come movente. Ma le indagini, ancora in corso, dovranno chiarire ogni dettaglio. Intanto, a Cene, paese di poco più di quattromila anime, gruppetti di persone si fermano per strada, scambiandosi domande senza risposta.




