Carenze di farmaci, il dossier Aifa: nessuna emergenza, ma la filiera globale resta fragile
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Redazione Esteri
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Le carenze di medicinali non costituiscono oggi un'emergenza sanitaria in Italia. È questo il punto centrale del nuovo dossier pubblicato dall'Agenzia Italiana del Farmaco, intitolato «Carenze di medicinali: cause, dimensioni del fenomeno e strategie per garantire la continuità delle cure», che ricostruisce cause e dimensioni di un fenomeno complesso e multifattoriale, condizionato dalle crisi internazionali, dal mercato globale e dalle trasformazioni dell'industria farmaceutica.
I numeri reali dietro l'elenco delle carenze
A settembre 2026 i medicinali inseriti negli elenchi delle carenze pubblicati dall'Agenzia sono meno di 2.600, su oltre ventimila confezioni autorizzate e commercializzate in Italia. Il dato, che a prima vista può apparire imponente, va letto nel dettaglio: circa 2.000 dei prodotti in elenco dispongono di un equivalente diretto sul mercato nazionale, con lo stesso principio attivo, dosaggio e forma farmaceutica, oppure di un'alternativa terapeutica a base di una molecola diversa ma indicata per la stessa patologia.
Per i restanti 600 farmaci, corrispondenti a circa 280 principi attivi, l'Aifa prevede la procedura di autorizzazione all'importazione dall'estero. Si tratta però, nella maggior parte dei casi, di vecchi prodotti ospedalieri: solo una ventina vengono effettivamente richiesti e importati dalle strutture sanitarie, che per il resto preferiscono virare su molecole più moderne e dal profilo più favorevole per il paziente. È questo il dato che misura davvero la distanza tra l'elenco delle carenze e il reale impatto clinico.
La dipendenza dall'Asia e i nodi della geopolitica
Se dal punto di vista dell'assistenza al paziente il sistema tiene, dal lato della produzione il dossier mette a nudo la vulnerabilità europea. Tra il 60% e l'80% dei principi attivi utilizzati dall'industria farmaceutica del continente proviene da Cina e India, che da sole concentrano circa i due terzi della capacità produttiva mondiale.
Un modello di esternalizzazione nato negli anni Ottanta e Novanta per abbattere i costi, che oggi si rivela un collo di bottiglia: basta l'incendio di un singolo impianto asiatico, un'alluvione o un blocco logistico per mandare in sofferenza l'approvvigionamento globale.
A ciò si sommano gli effetti del rincaro energetico e le ricadute logistiche sui trasporti marittimi scaturite dalle recenti instabilità nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz. Il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha spiegato che «il rischio di carenze nasce dallo squilibrio tra la crescente domanda globale e i limiti della produzione, messa sotto pressione da forti rincari dei costi», con un aggravio strutturale di circa il 30% per l'industria farmaceutica rispetto al 2021.
La minaccia del Most Favored Nation statunitense
Tra i fattori d'incertezza descritti nel documento spunta anche l'impatto delle politiche commerciali statunitensi. L'introduzione della clausola del Most Favored Nation da parte dell'amministrazione USA, pensata per agganciare i prezzi dei programmi Medicare e Medicaid a quelli più bassi praticati in otto Paesi di riferimento, tra cui l'Italia, rischia di alterare gli equilibri del mercato europeo e di esporlo ulteriormente al rischio di carenze.
Gli strumenti italiani per la continuità terapeutica
Sul fronte delle risposte, l'Italia rappresenta un modello in Europa grazie alle sue best practices. Il Paese guida iniziative e progetti europei sul tema, come la Joint Action CHESSMEN, in raccordo con le altre agenzie e istituzioni nazionali ed europee e tutta la filiera del farmaco.
Tra le iniziative più recenti, la nota congiunta tra Aifa e le associazioni dei titolari di farmacia, realizzata nell'ambito delle attività del Tavolo Tecnico Indisponibilità, mirata a promuovere l'ordine diretto in farmacia quale strumento per superare eventuali blocchi distributivi nella fornitura di un farmaco.
È inoltre in corso la consultazione pubblica per definire i criteri di inserimento delle confezioni dei farmaci nell'elenco di quelli a rischio critico di carenza, con l'obiettivo di condividere con tutta la rete le azioni di prevenzione e mitigazione del rischio di mancanza dei farmaci.
Il Tavolo Tecnico Indisponibilità, istituito nel 2015 con il ministero della Salute, ha rappresentato il punto di partenza per altre iniziative condivise, tra cui la piattaforma DrugGhost, sviluppata nel 2019 dalla Società Italiana di Farmacia Ospedaliera in collaborazione con l'Agenzia per monitorare e prevedere le carenze sul territorio nazionale ed europeo.
La partita europea sui medicinali critici
A livello continentale, il 12 maggio 2026 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sul regolamento sui medicinali critici, che mira a rafforzare la resilienza dell'Unione affrontando le carenze di farmaci essenziali come antibiotici, insulina e vaccini. Le nuove norme introducono l'obbligo per le autorità aggiudicatrici di applicare requisiti di resilienza nelle procedure di appalto pubblico per i medicinali critici, incentivando la produzione di principi attivi sul suolo europeo e riducendo la dipendenza da Paesi terzi.
L'accordo prevede inoltre la possibilità per gli Stati membri di unire le forze negli acquisti congiunti, abbassando da nove a cinque il numero di Paesi necessario per richiedere alla Commissione di avviare una procedura di appalto per loro conto. Il regolamento estende alcune disposizioni anche ai medicinali orfani, necessari per trattare malattie rare. L'intesa provvisoria dovrà ora essere approvata formalmente da Consiglio e Parlamento prima dell'entrata in vigore.
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