Romania al voto tra tensioni e ombre russe: Simion in testa nei sondaggi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A cinque mesi dall’annullamento del primo turno delle presidenziali, deciso dalla Corte costituzionale dopo le polemiche sul successo a sorpresa del populista filorusso Calin Georgescu, la Romania si prepara a tornare alle urne. Domenica 4 maggio, gli elettori saranno chiamati a scegliere tra undici candidati, ma i sondaggi — citati dall’Ansa — indicano un netto vantaggio per George Simion, leader dell’ultranazionalista AUR (Alleanza per l’Unità dei Romeni), dato al 30% delle preferenze.

Quella che si prospetta non è una semplice elezione, ma uno snodo cruciale per il Paese, il più significativo dalla caduta del regime comunista. L’ombra delle interferenze straniere, in particolare quelle attribuite a Mosca, continua a pesare sul processo democratico, mentre l’elettorato sembra spostarsi sempre più verso posizioni sovraniste e anti-establishment. Simion, che ha definito Giorgia Meloni un «modello» in un’intervista a Sky tg24 Insider, incarna questa tendenza, denunciando un «colpo di Stato incostituzionale» nell’esclusione di Georgescu, il quale avrebbe dovuto — a suo dire — diventare presidente.

Il caso Georgescu, del resto, resta centrale per comprendere le tensioni attuali. Vincitore del primo turno a novembre, il candidato populista è stato poi escluso dal ballottaggio dopo le accuse di brogli e di legami con la Russia, oltre a essere incriminato per «attentato all’ordine costituzionale» e per la creazione di un’organizzazione «fascista e xenofoba». Una vicenda giudiziaria che gli ha precluso la ricandidatura, lasciando spazio a Simion, il quale ora capitalizza il malcontento verso la classe politica tradizionale.

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