Romania, tra urne e ombre: il voto che divide un Paese in bilico
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Redazione Interno
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Bucarest è un crocevia di tensioni, dove il voto si trasforma in una sfida non solo politica, ma identitaria. Mentre le urne si riaprono dopo l’annullamento delle precedenti elezioni – viziato dalle ingerenze russe che favorirono l’ascesa del neofascista Calin Georgescu – il Paese si ritrova stretto tra rassegnazione e pulsioni nazionaliste. A guidare i sondaggi è George Simion, leader dell’Aur, formazione ostile all’Ue e vicina a Mosca, che cavalca il malcontento popolare con un messaggio populista: "Povertà ed élite privilegiate", lo slogan che risuona tra chi si sente escluso.
La disinformazione, come un fiume carsico, scorre sotterranea. "La Russia è una fucina di fake news", denuncia il presidente del Consiglio nazionale per l’audiovisivo, l’autorità rumena che da mesi cerca di arginare il flusso di propaganda. Una battaglia impari, quella di Davide contro Golia, combattuta su social network e media tradizionali, dove le notizie false hanno contribuito a plasmare un elettorato sempre più diffidente verso l’Occidente. A novembre, l’effetto di questa macchina manipolatoria si era già visto: Georgescu, candidato marginale, era balzato in avanti grazie a una campagna orchestrata da Mosca.
Intanto, lontano dai riflettori della capitale, la Romania mostra un’altra faccia. A Mihail Kogalniceanu, piccolo comune affacciato sul Mar Nero, la presenza della Nato – destinata a diventare la base più grande d’Europa – è un’ancora di stabilità. Gli abitanti, pur vivendo all’ombra delle installazioni militari, ne riconoscono i benefici: lavoro, economia in crescita, rapporti solidi con americani ed europei. Eppure, anche qui il vento del nazionalismo soffia, alimentato da chi vede nell’Alleanza Atlantica un intruso.
Oltre i confini nazionali, la diaspora romena risponde alle urne con disciplina. A Trento, in via del Loghet, il seggio elettorale ha registrato un’affluenza considerevole: tre giorni di votazioni, dal 2 al 4 maggio, hanno permesso a migliaia di cittadini di esercitare il proprio diritto senza intoppi. Un quadro ordinato, che contrasta con le turbolenze interne, dove la posta in gioco è alta. Per la Nato, un eventuale successo di Simion sarebbe un segnale preoccupante: la Romania, avamposto strategico, rischia di scivolare nell’orbita del Cremlino




